Fabio La Porta, Segretario Generale del Comitato Nazionali Italiano per la Manutenzione (CNIM), mi ha invitato a Grottaferrata per partecipare alla presentazione del libro che ha scritto con la biologa Maria Teresa Muscari Tomajoli, come rappresentante dell’Associazione Italiana Cultura Qualità Centro Insulare. Ho gradito molto l’invito, tanto più per l’opportunità di trovarmi al fianco di due illustri ex presidenti del Consiglio superiore dei lavori pubblici, i professori Aurelio Misiti e Donato Carlea, oltre che di Leonardo Perronace, Vicepresidente dell’Ordine dei Periti agrari e periti agrari laureati di Roma, e dello stesso Fabio La Porta, nel discussione coordinata da Mirko Di Bernardo, docente di Filosofia morale presso l’Università Niccolò Cusano.
Il titolo del libro può apparire contraddittorio, perché l’idea di manutenzione si associa abitualmente alla conservazione di quanto realizzato nel passato, non al futuro. Gli autori evidenziano invece che quando si progetta un nuovo intervento bisogna pensare che nel tempo esso potrà cambiare, per adattarsi ai mutamenti del contesto e all’evoluzione delle sue funzioni. Dobbiamo anche imparare a pensare come le diverse infrastrutture e le diverse funzioni che insistono sul territorio, con le loro relazioni, costituiscono un sistema bisognoso di una manutenzione programmata e coordinata.
Gli autori quindi ci sollecitano a tenere insieme la cultura della manutenzione, che «insegna a considerare ogni risultato come qualcosa che deve continuare a produrre valore nel tempo, attraverso processi, responsabilità, competenze, monitoraggi e miglioramento continuo» con l’ecologia e la ricerca sulla sostenibilità le quali ci ricordano che «interveniamo sempre all’interno di sistemi complessi, nei quali ambiente, organismi e società sono legati da relazioni che raramente possono essere comprese isolando una sola componente».
Hanno sollecitato particolarmente il mio interesse i capitoli 4 Lavorare con la natura e 5 Una salute condivisa, che discutono di come si possono applicare alla manutenzione i concetti di “Nature-based Solutions” (abbreviate in NbS)e di “One Health”.
Le soluzioni basate sulla natura NbS, sono state definite dall’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente nel 2022 come «azioni volte a proteggere, conservare, ripristinare, utilizzare e gestire in modo sostenibile ecosistemi terrestri, di acqua dolce, costieri e marini naturali o modificati che affrontano sfide sociali, economiche e ambientali in modo efficace e adattativo, fornendo allo stesso tempo benessere umano, servizi ecosistemici, resilienza e benefici per la biodiversità».
L’approccio One Health consiste nell’affrontare in modo integrato i problemi della salute umana con quelli della salute animale e degli ecosistemi ed è stata adottato congiuntamente da OMS, FAO, UNEP e WOAH (World Organisation for Animal Health).
Nel capitolo 4 La Porta e Muscari Tomajoli richiamano anche le elaborazioni di Elinor Ostrom (Premio Nobel per l’economia nel 2009), sui beni comuni, che hanno dimostrato come «la gestione durevole di risorse condivise non può essere ricondotta a una semplice alternativa tra privatizzazione e controllo centralizzato. In numerosi casi studiati dall’autrice, comunità e istituzioni hanno costruito regole condivise, sistemi di monitoraggio e meccanismi graduati per affrontare le violazioni. Nei sistemi complessi, nei quali decisioni e responsabilità sono distribuite tra livelli diversi, questa prospettiva si collega alla governance policentrica, fondata sulla presenza di più centri decisionali che possono coordinarsi e apprendere reciprocamente.»
Un legame diretto tra NbS e approccio One Health viene evidenziato, leggiamo nel Capitolo 5, anche da un rapporto dell’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS: la possibilità di accedere a parchi, giardini e altre aree verdi si associa a benefici per la salute fisica e mentale, offendo opportunità per l’attività motoria e la socialità.
Nel Capitolo 6, La manutenzione come bene comune, è ripreso e approfondito il tema della manutenzione come responsabilità da condividere, richiamato nel capitolo 4. Al tempo stesso La Porta e Muscari Tomajoli sottolineano che «un sistema di governance condivisa, per quanto ben progettato, non sostituisce la necessità di risorse economiche e di competenze tecniche adeguate». Le risorse e le competenze inoltre devono essere assegnate con la necessaria continuità, superando i limiti che oggi vengono spesso posti da un mandato elettorale, una programmazione annuale o un appalto triennale. A questo proposito, nella discussione a Grottaferrata, Donato Carlea ha ricordato l’importante ruolo che veniva svolto un tempo dai cantonieri, che sorvegliavano con continuità i tratti di strada a loro affidati, percorrendoli in bicicletta e segnalando tempestivamente la necessità di interventi di manutenzione.
Aurelio Misiti ha richiamato l’attenzione sulla necessità di tenere conto della manutenzione e dei suoi costi nella pianificazione e nella progettazione del lavori pubblici. Questo principio fu introdotto nella normativa italiana con la legge quadro sui lavori pubblici 11 febbraio 1994 n. 109 dal Ministro dei lavori pubblici Francesco Merloni, consigliato in tal senso dallo stesso Misiti, è stato ribadito nelle leggi successive in materia di contratti pubblici, ma non ha trovato reale applicazione.
di Massimo Leone
Fabio La Porta, Maria Teresa Muscari Tomajoli, Manteniamo il futuro. La manutenzione e la cura del territorio. Nature-based solutions, One Health e mobilità sostenibile per territori più sani, sicuri e resilienti, Universitalia, Roma, 2026, 147 pagine