La Festa degli Artisti a Tor Cervara

Guardando le cave di Salone dall’autostrada Roma – L’Aquila, è difficile immaginare che questo luogo offrisse il set per un importante evento mondano. L’ho scoperto grazie a un libricino, trovato su una bancarella alla festa parrocchiale dell’Immacolata nel quartiere di San Lorenzo, proveniente dalla biblioteca della Scuola media statale di Via Belforte del Chienti a Roma.

Scrive Luciano Zangarini, nel libro che ha curato con Paolo Grassi:

«nel secolo XIX, la festa di benvenuto alla primavera, che si svolgeva alle grotte di tufo di Cervara (località sulle rive dell’Aniene dalla parti di Ponte Mammolo …)» … «costituiva una grande attrazione cittadina, come potevano essere le mostre ecclesiastiche oppure le scenografiche girandole di Castel Sant’Angelo)».

«Le grotte di tufo di Cervara, conosciute nell’antichità quando venivano utilizzate per raccogliere materiale edilizio, vennero scovate, verso il 1810, dai paesaggisti tedeschi Johann Reinahart e Wilhem Gmalin. Fu quest’ultimo che ne parlò, come di un luogo di straordinario fascino, ai compatrioti nel Caffè Greco. E così caratterialmente tedesca nacque la festa, e almeno all’inizio chiusa alle altre nazionalità, che, tra il popolo, essa veniva chiamata Carnevale dei tedeschi».

Le cave di Tor Cervara (luogo profondamente trasformato e noto oggi come cave di Salone) furono la meta del Carnevale dei tedeschi dal 1812 al 1847. Negli anni successivi il governo papale ostacolò lo svolgimento della festa, che subì delle interruzioni e fu trasferita a Fidene, sulla via Salaria, dove esistevano altre grotte.

Diverse opere che testimoniano lo svolgimento del Carnevale dei tedeschi si trovano presso il Museo di Roma in Trastevere (chiamato in precedenza Museo del Folklore).

P. Grassi, L. Zangrini, La Festa degli Artisti a Tor Cervara, Fratelli Palombi Editori – Roma, 1989, 30 pagine. Pubblicazione del Comune di Roma, Assessorato alla Cultura, Centro di Coordinamento didattico.

L’immagine, presa dalla copertina del libro, riproduce il dipinto di Ippolito Caffi Festa degli artisti residenti in Roma a Tor de’ Schiavi (tappa del percorso verso Tor Cervara n.d.r.), Roma, Museo del Folklore, particolare.

Altre informazioni sulle cave di Salone di trovano qui https://viaitri.blog/2022/06/20/la-via-delle-cave-tiburtina-itinerari-storie-e-curiosita/

Agro Punjab. Lo sfruttamento dei sikh nelle campagne di Latina

Le giornaliste Francesca Cicculli e Stefania Prandi hanno condotto un’inchiesta dal titolo “Il sapore amaro del kiwi”, insieme alle colleghe Charlotte Aagaard, della testata danese Danwatch, e Kusum Arora, del sito indiano di informazione The Whire, con il supporto del fondo belga Journalismfund Europe.  Il libro Agro Punjab è nato dal completamento e approfondimento dell’inchiesta.

Cicculli e Prandi hanno indagato, con sopralluoghi e interviste, nell’agro Pontino, dove secondo il sociologo Marco Omizzolo vivono circa 30.000 persone di origini indiane appartenenti alla comunità sikh, e nello stato indiano del Punjab, luogo di origine dei sikh.

Gran parte dei lavoratori provenienti dall’India ha una conoscenza molto scarsa della lingua italiana e i loro rapporti di lavoro sono frequentemente mediati da caporali, spesso essi stessi punjabi. Il lavoro irregolare e sottopagato è molto diffuso, favorito dalla difficoltà di ottenere un regolare permesso di soggiorno per i lavoratori immigrati.

Molti lavoratori di origine indiana, soprattutto nella parte settentrionale della provincia di Latina, sono impegnati nella coltivazione del kiwi, introdotta in Italia negli anni ’70 del secolo scorso. Oggi in nostro paese è il principale produttore europeo di questo frutto, originario della Cina meridionale. Destinataria di una parte importante dei kiwi prodotti nel Lazio è la multinazionale neozelandese Zespri, che a sua volta rifornisce le insegne della grande distribuzione organizzata, come per esempio Lidl, Spar e REMA che rivendono in Danimarca. Molti produttori hanno ottenuto la certificazione GlobalGAP Risk Assessment on Social Practice (GRASP) volta a prevenire la violazione dei diritti dei lavoratori nelle aziende agricole.  Prima della pubblicazione dell’inchiesta “Il sapore amaro del kiwi” Zespri dichiarava che sono una esigua minoranza dei propri fornitori avrebbe potuto violare i diritti dei dipendenti. Dopo la pubblicazione del rapporto la multinazionale ha sostenuto di aver sollecitato i fornitori e certificatori a segnalare pratiche scorrette, attraverso una linea telefonica riservata. Non si è avuta notizia, nel 2024, di eventuali iniziative intraprese da Zespri a seguito di segnalazioni.

Le autrici mettono in evidenza le difficoltà causate dalla legge Bossi-Fini (approvata nel 2002 e mai modificata sostanzialmente negli anni successivi) per i lavoratori immigrati, come pure per i datori di lavoro che vorrebbero evitare di utilizzare lavoro irregolare. Espongono inoltre il meccanismo estremamente farraginoso ed inefficace per l’attuazione del “decreto flussi”, che stabilisce quanti lavoratori possono entrare ogni anno in Italia da paesi non appartenenti all’Unione Europea. La difficoltà di entrare in modo regolare in Europa, insieme alle difficili condizioni sociali nel Punjab, favoriscono lo sviluppo di una fitta rete di agenzie di viaggio, spesso false, che millantando rapporti con agenzie italiane chiedono fino a 16.000 euro per assicurare l’arrivo in Italia.

Un capitolo del libro è dedicato alla storia di Balbir (protagonista del libro di Marco Omizzolo “Il mio nome è Balbir”), primo immigrato ad aver ottenuto in permesso di soggiorno “per motivi di giustizia”, dopo aver denunciato i suoi sfruttatori. Non è a lieto fine invece la vicenda esposta nel capitolo successivo, quella di Satnam Singh, il lavoratore morto il 19 giugno del 2024, abbandonato davanti alla sua casa a Cisterna di Latina dall’agricoltore per il quale lavorava dopo aver perso un braccio in un incidente sul lavoro, deceduto dopo qualche giorno.

Nel quarto capitolo Cicculli e Prandi scrivono sulla la logistica dei prodotti ortofrutticoli presso il Mercato Ortofrutticolo di Fondi (MOF). Si tratta dell’unica parte del libro che non è fondata su informazioni di prima mano, ma su resoconti di indagini giudiziarie e su altre inchieste giornalistiche. Le autrici danno per scontato il controllo della criminalità organizzata sui trasporti a Fondi «Nonostante le operazioni giudiziarie, il controllo mafioso sui trasporti del MOF è rimasto intatto, dimostrando come la criminalità organizzata continui a rigenerarsi e a dominare l’economia della zona, escludendo qualsiasi tentativo di portare la legalità». Il settore della logistica meriterebbe a mio avviso un maggiore approfondimento, in particolare sulle condizioni dei lavoratori e sull’influenza esercitata dalla grande distribuzione.

di Massimo Leone

F. Cicculli, S. Prandi, Agro Punjab. Lo sfruttamento dei sikh nelle campagne di Latina, Prefazione di M. Omizzolo, Nottetempo, Milano 2024

Nell’immagine un momento della festa della comunità sikh a Fondi, il 29 settembre 2024.

Assalto al pianeta. Attività produttiva e crollo della biosfera

Il 13 aprile 2025 ci ha lasciati il maestro Sandro Pignatti.

Noto soprattutto per i suoi fondamentali e innovativi contributi alla botanica, tra cui le due edizioni della Flora d’Italia, grande ecologo, Sandro Pignatti negli anni ’80 dello scorso secolo si impegnò in una discussione con Ilio Adorisio e Bruno Trezza sui rapporti tra attività umane e ambiente.

Scomparso prematuramente Adorisio, il lavoro portato avanti da Pignatti e Trezza ebbe come esito il volume Assalto al pianeta. Attività produttiva e crollo della biosfera, pubblicato nel 2000.

Scrivono nella prefazione gli autori:

La teoria che viene qui proposta è fondata sulla convinzione che l’ambiente non è un luogo amorfo nel quale l’uomo si trova collocato, ma un sistema complesso che si mantiene tramite il funzionamento delle sue componenti in una condizione di omeostasi tale da consentire la vita al suo interno. Tale sistema, che può essere identificato con la biosfera, è efficacemente indicato con il nome di ecosistema, ovvero come sistema casa (casa = oikos): il sistema che ospita e nutre i viventi che ne fanno parte tra cui l’uomo. …

… Men che meno, quindi, l’ambiente può essere considerato come una risorsa, ovvero come un elemento estraneo o esterno all’uomo e alla vita che lo circonda, utilizzabile per fini separati dall’ambiente stesso e dalla sua preservazione.

A 25 anni dalla pubblicazione di Assalto al pianeta, non è stato sciolto nessuno dei nodi sui quali Sandro Pignatti e Bruno Trezza richiamavano l’attenzione.

di Massimo Leone

Sandro Pignatti e Bruno Trezza, Assalto al pianeta. Attività produttiva e crollo della biosfera, Bollati-Boringhieri, Torino, 2020, 304 pagine

In copertina, David C. Turnley, In secca nell’Aral (Foto Corbis/Grazia Neri)

Rigenerazione. Giustizia ambientale ed energia nell’Europa del futuro.

Livio de Santoli, professore ordinario di Energetica e prorettore per la Sostenibilità alla Sapienza Università di Roma, presidente dell’Associazione Termotecnica Italiana, è tra gli autori del rapporto “Verso la neutralità climatica con elettricità 100% rinnovabile” presentato l’11 marzo 2025 dalla Coalizione 100% Rinnovabili Network.

L’autore apre Rigenerazione con questa premessa: “Nel panorama politico italiano attuale mancano gli approfondimenti dei grandi temi che stanno caratterizzando, purtroppo in modo negativo, i nostri tempi. Ciò conduce a una grande confusione sulle posizioni prese dagli schieramenti politici, a dimostrazione delle mancanze di idee e di visione che invece dovrebbero consentire di fare delle scelte appropriate, delle scelte giuste.” Gli indirizzi da seguire per fare scelte adeguate ai tempi sono secondo de Santoli: consolidare le politiche ambientali del Green Deal EU, mantenendo la leadership che l’Europa ha assunto in questo campo; spostare i sussidi dalle fonti di energia fossili a quelle rinnovabili, progressivamente ma senza esitazioni; perseguire politiche di sicurezza energetica basate sulla protezione del mercato interno di beni e servizi; realizzare un piano per l’industria e l’occupazione basato su tecnologie green.

Questi indirizzi devono essere perseguiti con nuovi strumenti basati sui principi della partecipazione, dell’inclusione, della condivisione e della coprogettazione, che possono essere sintetizzati nel concetto di rigenerazione.

Il passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, necessario per la decarbonizzazione dell’economia, secondo de Santoli non è solo una transizione tecnologica. È necessario che gli individui passino, nel campo dell’energia, dal ruolo di consumatori passivi a quello di produttori attivi diventando prosumer, recuperando un atteggiamento responsabile che si è perso negli ultimi decenni. Uno strumento di cittadinanza attiva importate per questo scopo sono le Comunità energetiche rinnovabili (CER).

Partecipare attivamente al cambiamento, ovvero riaffermare la generatività come capacità di indurre un impatto positivo nella vita di altri essere umani, rappresenta la radice della felicità, secondo una tesi dell’economista Leonardo Becchetti ripresa da de Santoli.

“L’energia bene comune – scrive de Santoli nel capitolo intitolato Rigenerazione e felicità – impone quel senso di responsabilità da parte del singolo individuo che significa sostanzialmente assumere una consapevolezza del proprio ruolo.

Per rispondere a tali esigenze di creazione di consapevolezza e di felicità occorre dunque fare sempre più riferimento alle alleanze organizzate tra i cittadini consumatori, i risparmiatori responsabili, le aziende sostenibili e le future generazioni”.

L’ampia introduzione di Pier Virgilio Dastoli si conclude con un’Ipotesi di decalogo per un’Europa unita, solidale e democratica. Strumento di pace in un mondo paralizzato dal disordine globale articolato nei seguenti punti

  1. Assicurare il rispetto dello stato di diritto
  2. Salvaguardare e valorizzare le diversità culturali
  3. Garantire il diritto di asilo
  4. Garantire il diritto alla sicurezza esterna, con una progressiva integrazione degli strumenti militari nazionali
  5. Dotare l’UEM (Unione Economica e Monetaria, n.d.r.) di un governo economico fondato su istituzioni di natura democratica
  6. Adottare un bilancio pluriennale con scadenza quinquennale fondato su una capacità fiscale autonoma
  7. Adottare misure efficaci per promuovere la convergenza tra gli stati membri e ridurre le disuguaglianze
  8. Fare della politica industriale, tecnologica e scientifica un modello di transizione ecologica
  9. Creare una vera cittadinanza europea
  10. Consacrare la prossima legislatura (quella in corso n.d.r.) a un processo costituente di un’Europa unita, solidale e democratica.
    • Di Massimo Leone
    • Livio de Santoli (con introduzione di Pier Virgilio Dastoli), Rigenerazione. Giustizia ambientale ed energia nell’Europa del futuro, Castelvecchi, Roma, 2024; pagine156, Prezzo di copertina: 17,50 euro

Impianti fotovoltaici e biodiversità, l’alternativa dei sistemi conservoltaici

La Coalizione 100% Rinnovabili Network,  costituita nel 2024 per iniziativa di Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente e WWF, unisce esponenti delle università e dei centri di ricerca, del mondo delle imprese, del sindacato e del terzo settore, come la Fondazione per lo sviluppo sostenibile. La Coalizione ha presentato lo scorso 11 marzo il rapporto Verso la neutralità climatica con elettricità 100 rinnovabile (Report-Verso-la-neutralita-climatica_100x100-rinnovabili-network.pdf), firmato da 25 ricercatori attivi presso le università e il CNR, tra i quali Livio De Santoli, docente di energetica e prorettore per la sostenibilità della Sapienza Università di Roma, Bruno Massa, ornitologo ed entomologo,  Marco Frey, docente di economia e prorettore  della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, Nicola Armaroli, chimico dirigente di ricerca presso il CNR.

Lo sviluppo della tecnologia, sostiene il rapporto, ha creato le condizioni che permettono di sostituire con l’elettricità i combustibili fossili, come principale vettore dell’energia. L’eolico e il fotovoltaico sono due fonti rinnovabili mature e a basso costo, utilizzabili per una rapida decarbonizzazione e per contrastare la povertà energetica. Per raggiungere questi obbiettivi è sufficiente destinare alla produzione di energia da fonti rinnovabili (impianti eolici e fotovoltaici a terra) l’1% del territorio nazionale. Questi impianti devono essere  considerati, secondo il rapporto, una forma di uso del suolo, non di consumo.

Oltre ai già noti sistemi agrivoltaici, in cui coesistono la produzione agricola a quella di energia fotovoltaica, il rapporto propone di realizzare parchi solari, nei quali le superfici destinate a impianti fotovoltaici diventano oasi di biodiversità, applicando il modello conservoltaico, proposto dai ricercatori australiani Eric J. Nordberg e Lin Schwarzkopf. In un articolo pubblicato sulla rivista Austral Ecology nel 2023, Nordberg e Schwarzkopf sostengono che “Strategie innovative di progettazione e gestione dei parchi solari potrebbe contribuire alla conservazione della natura. I pannelli solari possono fornire un habitat adatto e una complessità strutturale per la fauna selvatica, comprendendo ripari da predatori, posatoi o strutture di nidificazione e ombreggiamento
che possono essere potenziati con un’adeguata gestione (per esempio con interventi mirati di ripristino degli habitat).”

La possibilità di gestire gli impianti fotovoltaici a terra in modo da favorire la conservazione della natura è il tema di recente rapporto del WWF ItaliaUn’energia che fa bene alla natura: i benefici del fotovoltaico per la biodiversità”, curato da Valerio Renzoni (Come il fotovoltaico può portare benefici alla biodiversità | WWF Italia).

Il rapporto del WWF afferma che “I sistemi di produzione vegetale comportano un significativo cambiamento nella diversità biologica, oltre a modifiche del suolo, dell’acqua e della topografia, e sono gestiti con pratiche come la lavorazione del terreno, la fertilizzazione, l’irrigazione e l’uso di pesticidi, che alterano notevolmente le reti alimentari e più in generale gli ecosistemi, tendendo a semplificarli tramite il processo di degradazione e frammentazione degli habitat. Tali fattori, che rendono il settore agroalimentare la principale causa di perdita della biodiversità (addirittura, secondo il rapporto “Food System Impacts on Biodiversity Loss” dell’UNEP24, l’agricoltura da sola rappresenta una minaccia per 24.000 delle 28.000 specie a rischio di estinzione), non hanno quasi alcun ruolo nella gestione dei terreni dedicati agli impianti solari.” Se gli impianti fotovoltaici vengono installati in contesti agricoli intensivi, gli effetti positivi generati da un parco solare sulla biodiversità e sui servizi ecosistemici sono potenzialmente superiori a quelli di qualsiasi altro cambiamento nell’uso del suolo.

Secondo il WWF Italia, le caratteristiche degli impianti fotovoltaici che, se sono adeguatamente progettati e gestiti, possono favorire la biodiversità sono molteplici.  I pannelli proiettando l’ombra sul terreno e modificando la caduta delle precipitazioni sul suolo sottostante, creano microclimi diversificati. Questo può disturbare le specie erbacee che preferiscono la luce diretta del sole, ma fornisce nuovi habitat per le specie più adatte all’ombra. La diversificazione dell’insolazione può allungare nel tempo il periodo delle fioriture, favorendo gli insetti impollinatori. L’incremento di insetti impollinatori, che si può favorire seminando all’interno dei parchi solari specie di fiori selvatici, può avere affetti benefici anche sulle coltivazioni situate nei terreni circostanti.

Indagini sul suolo in aree destinate a impianti fotovoltaici hanno evidenziato un incremento del contenuto di carbonio organico e ricche popolazioni di artropodi, soprattutto quando la superficie viene lasciata indisturbata (senza animali al pascolo e lavorazioni del terreno)

Per favorire la biodiversità, è possibile anche realizzare nei parchi solari piccole raccolte d’acqua destinate agli anfibi e siepi.

Ricerche condotte in diversi paesi europei hanno evidenziato che anche alcune specie di uccelli possono trovare ospitali gli impianti fotovoltaici, che offrono aree di riparo e insetti per l’alimentazione.

Bisogna certamente evitare l’installazione di impianti fotovoltaici a terra in aree di particolare pregio paesaggistico o in ambienti già ricchi di biodiversità, come le praterie naturali, ma nelle aree ad agricoltura intensiva o ai margini di quelle urbane e industriali, i sistemi conservoltaici possono essere una valida alternativa agli altri usi del suolo, per la tutela e l’incremento della biodiversità.

Di Massimo Leone, biologo, presidente della comunità energetica rinnovabile Associazione Lazio Nuovo ETS

Pubblicato su Nuova Verde Ambiente, PERIODICO DI POLITICA E SCIENZA, ANNO 5 NUMERO 1-2, GENNAIO-APRILE 2025

Sulla Qualità

Da quando nel 1960, mentre era insegnante di retorica al Montana State College, la collega anziana Sarah Vinke gli disse «Spero che tu stia insegnando ai tuoi studenti la Qualità», Robert Pirsing non smise mai di riflettere sulla qualità.

L’antologia di brani tratti da libri, note inedite, trascrizioni di conferenze e interviste Sulla Qualità, curata da sua moglie Wendy K. Pirsig, rappresenta un’ottima introduzione al pensiero dello scrittore e filosofo americano, che ci ha lasciato questa esortazione: «Lo scopo della vita di ognuno non consiste nella sola autogratificazione: c’è uno scopo morale assai più alto. Ma con ciò non mi riferisco alle anguste restrizioni sociali vittoriane. Piuttosto ciascuno deve contribuire alla qualità del mondo.»

Il libro è impreziosito dalle foto di David Lindberg, che ci mostrano gli attrezzi dell’officina privata di Robert Pirsig.

di Massimo Leone

Pubblicato su Qualità, n. 1/2025

Robert M. Pirsig, Qualità, a cura di Wendy K. Pirsig, Adelphi Edizioni, Milano, 2023

Nasce la prima comunità energetica rinnovabile della Piana di Fondi

Il 29 luglio 2024 è stata costituita a Fondi la comunità energetica rinnovabile Associazione Lazio Nuovo ETS, per iniziativa di un gruppo di imprese attive nell’area collegata alla cabina di trasformazione primaria AC001E00292.

I promotori dell’iniziativa hanno scelto come mentore nella fase di avvio la cooperativa ènostra, che definisce la comunità energetica «un progetto di attivazione territoriale che persegue finalità di natura socio-economica e ambientale come la tutela ambientale, la lotta alla povertà, la rivitalizzazione del tessuto sociale e la promozione di cittadinanza attiva».

Tra i comuni collegati alla cabina, Amaseno, Campodimele, Lenola, Sperlonga e Vallecorsa contano meno di 5.000 abitanti (per cui gli impianti realizzati nel loro territorio possono godere di contributi a fondo perduto), mentre superano questa soglia Fondi, Itri e Monte San Biagio.

L’area comprende la piana di Fondi, con altitudine prossima al livello del mare, e una parte della catena costiera costituita dai monti Ausoni e Aurunci, raggiungendo l’altitudine di 1256 m con la vetta di monte Faggeto nel comune di Campodimele.

Sul territorio dei comuni, che ricadono nelle province di Latina e Frosinone, insistono tre aree protette, il Parco Naturale Regionale dei Monti Ausoni e del Lago di Fondi, il Parco Naturale dei Monti Aurunci e il Parco Regionale Riviera di Ulisse.

I soci fondatori dell’associazione annoverano quattro aziende attive nei servizi: Grotta dei Delfini s.r.l. titolare dell’omonimo stabilimento balneare a Sperlonga, la cooperativa sociale Viandanza che ha realizzato a Fondi il centro educativo polivalente PidiPupi, Porto di Sperlonga s.r.l. che gestisce l’omonimo approdo turistico, Terrae Latinae srl titolare dell’Hotel del Conte a Fondi. L’attività prevalentemente di altre due aziende che hanno partecipato alla costituzione della comunità energetica, Formedil s.r.l. e Investimenti Sostenibili s.r.l., è la gestione di immobili a destinazione commerciale nel Lazio meridionale, mentre la loro attività secondaria è la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Il quadro dei fondatori è completato da BI.B.A. s.r.l, impresa di costruzioni con sede a Fondi che negli ultimi anni si è dedicata prevalentemente alla manutenzione straordinaria di immobili e infrastrutture, e da Sistema s.r.l., che realizza impianti fotovoltaici e ne cura la manutenzione.

Formedil ha realizzato sul tetto di un capannone a Fondi un impianto fotovoltaico da 60 kWhp per metterlo a disposizione della comunità energetica, in seguito un impianto da 11 kWhp è stato installato da Terrae Latine sul tetto dell’Hotel del Conte.

Costituita come ente del terzo settore, secondo il Decreto legislativo 3 luglio 2017 n.117, l’Associazione Lazio Nuovo include tra gli scopi, oltre all’installazione di impianti a fonte rinnovabile e la riduzione dei costi energetici degli associati, altre attività di utilità sociale come: realizzare interventi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento  delle  condizioni  dell’ambiente  e  all’utilizzazione accorta  e  razionale  delle   risorse   naturali; svolgere interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio; organizzare iniziative culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale; organizzare attività turistiche di interesse sociale e culturale; erogare a titolo gratuito denaro a sostegno di specifici progetti coerenti ai propri scopi; promuovere la cultura della legalità, della pace tra i popoli, della nonviolenza.

Il nome scelto per l’associazione, Lazio Nuovo, fa riferimento al territorio indicato dagli storici dell’antica Roma come Latium Novum o Latium Adiectum, oggi incluso prevalentemente nelle province di Latina e Frosinone e per una porzione minore in provincia di Caserta, che possiamo delimitare orientativamente con i vertici Terracina a Mondragone lungo la costa tirrenica, a Sora e a Cassino nelle aree più interne. Il Lazio meridionale (in linea di massima la parte del Lazio che era compresa nella Terra di Lavoro) rappresenta appunto il territorio di riferimento della comunità energetica. La politica di ampliamento della comunità si rivolgerà inizialmente ad altri produttori e consumatori collegati alla stessa cabina primaria, per ampliare le adesioni alla “configurazione” (gruppo di aderenti a una comunità energetica collegati alla stessa cabina primaria), in seguito potrà costituire nuove configurazioni o stabilire rapporti di collaborazione in particolare con altre comunità attive nel Lazio meridionale e nei territori limitrofi.

Al di là dei benefici economici che potranno trarne i singoli aderenti, l’Associazione Lazio Meridionale ETS vorrebbe contribuire a «fare società locale», per partecipare alla realizzazione di un «progetto locale» che sia, secondo la visione di Alberto Magnaghi, «la manifestazione politica di una esigenza, di un bisogno, di un’idea per rispondere alla sfida della globalizzazione e per superare l’attuale schizofrenia di comportamenti di fronte ad essa, entrambi insostenibili: da una parte la resistenza autoescludente di comunità locali che difendono le propria identità attraverso la chiusura, la mancanza di innovazione e di relazione; dall’altra la corsa competitiva dei sistemi locali che sfruttano e snaturano il proprio patrimonio ambientale, territoriale e umano nell’ansia di posizionarsi verso l’alto, succubi delle regole esogene del mercato mondiale».

di Massimo Leone

Nell’immagine in evidenza, locandina della presentazione a Fondi del libro di Alessandro Macina Chi ha paura dell’auto elettrica? Otto fake news alla prova dei fatti (https://viaitri.blog/2024/12/23/chi-ha-paura-dellauto-elettrica-otto-fake-news-alla-prova-dei-fatti/), il 30 novembre 2024.

Articolo pubblicato sul n. 5-6/2024 della rivista Nuova Verde Ambiente.

La distruzione della natura in Italia

Antonio Cederna, archeologo per formazione, nel 1949 decise di lasciare gli scavi per dedicarsi al giornalismo, collaborando con inchieste al Il Mondo di Mario Pannunzio. Si impegnò in particolare per contrastare la distruzione del patrimonio culturale causata da una ricostruzione post-bellica spesso affrettata e speculativa. Progressivamente i suoi interessi si ampliarono all’urbanistica e alle condizioni dell’abitare nelle città. Dedicò molte energie a difendere dai progetti di edificazione l’area archeologica dell’Appia Antica a Roma, oggi il Parco Regionale dell’Appia Antica conserva il suo archivio.

Scrive Maria Pia Guermandi nell’introduzione alla nuova edizione che Cederna «… conosceva e leggeva Rachel Carson, i fratelli Odum, Barry Commoner oltre che i rapporti del Club di Roma, sarà tra i primissimi a introdurre in Italia i concetti di riduzione della crescita, limitazione delle risorse, protezione della biodiversità.»

Nel 1975 Cederna pubblicò La distruzione della natura in Italia,cheCastelvecchi ha messo meritoriamente a disposizione dei lettori con una nuova edizione. «Il tema dell’opera» scrive l’autore «è il malgoverno del territorio, il disfacimento della città, l’abrogazione del paesaggio, la distruzione della natura, l’eliminazione dello spazio fisico necessario alla salute pubblica, lo smantellamento di un’immensa e insostituibile eredità di cultura, la privatizzazione sistematica del suolo nazionale in nome della rendita parassitaria.»

Il libro è aperto da un’ampia Premessa, intitolata Lo sfacelo del Bel Paese, che rappresenta una mirabile sintesi dei principali elementi di degrado dell’ambiente nell’Italia dell’epoca. Troviamo poi tre parti che raccolgono articoli pubblicati nei dieci anni precedenti da Cederna sul Corriere della Sera, intitolate rispettivamente: Lo scempio dei parchi nazionali, Quello che fu il giardino d’Europa, L’erba di Roma e Milano. Infine, un’Appendice raccoglie altri due testi originali: Olimpiadi e salute pubblica e Traffico e ambiente.

Due tra testi raccolti nel libro interessano in particolare il Lazio meridionale. Uno è contenuto nella sezione dedicata ai parchi nazionali e riguarda il Parco nazionale del Circeo. Cederna denuncia l’assalto alla duna litoranea e la gestione distruttiva della foresta da parte dell’Azienda di Stato per le foreste demaniali, impegnata ancora negli anni ’70 a prosciugare le aree umide invece di conservarle. L’altro, nella sezione successiva, si intitola Lo sfacelo delle coste laziali e riassume i guasti e le minacce che interessavano l’arco di costa tra Civitavecchia e Gaeta, dall’inquinamento delle acque all’abusivismo edilizio e ai piani regolatori sovradimensionati.

Il libro è frutto di osservazioni dirette di Cederna e dell’esame di copiosissime fonti, in buona parte richiamate nelle note a piè di pagina. Possiamo dire fortunatamente che rispetto ad alcune cause del degrado segnalate dall’autore, come la mancanza di fogne e depuratori nella maggior parte dei comuni italiani, si sono fatti importanti passi avanti. Non mancano però nel testo passi che potrebbero essere stati scritti ieri, come questo, «L’attuale collasso economico è dunque anche il risultato di un trentennio di pirateria urbanistica, di questo nostro capitalismo (come è stato ben detto) coleroso e straccione, per cui anche l’esproprio dell’area per un vespasiano che funzioni diventa un affare grave».

Come scrive Tommaso Montanari nell’introduzione, La distruzione della natura in Italia «sembra scritto oggi per oggi, come tutti i veri classici.»

Di Massimo Leone

La distruzione della natura in Italia, di Antonio Cederna, Castelvecchi, Roma, seconda edizione 2023 (prefazione di Tommaso Montanari, introduzione di Maria Pia Guermandi).

Nella foto la targa di via Antonio Cederna a Villette Barrea (L’Aquila)

Pubblicato su Annali del Lazio Meridionale – Storia e Storiografia, Nuova Serie, n.3, (n. 47-48), Ottobre 2024.

Chi ha paura dell’auto elettrica? Otto fake news alla prova dei fatti

Alessandro Macina, giornalista professionista, ha realizzato come inviato di Presa Diretta, dal 2009, numerosi reportage in tutto il mondo sulla crisi climatica e ambientale. Nel 2013 ha vinto il XIX premio Ilaria Alpi, nel 2019 il premio nazionale di divulgazione scientifica per un reportage sui cambiamenti climatici.

Con questo libro Macina ha voluto contribuire alla discussione, molto accesa in soprattutto a partire dallo scorso anno, sulle potenzialità e i rischi legati alla diffusione delle auto elettriche, per «chiarire i dubbi, comprendere le preoccupazioni, ma anche sgombrare il campo da false credenze e smontare, numeri alla mano, le vere e proprie fake news che … stanno inquinando il dibattito e stanno contribuendo a far accumulare al nostro paese un ritardo industriale pericoloso, forse irreversibile».

Le questioni affrontare nel volume, con dovizia di dati e con l’ausilio di efficaci illustrazioni, sono la temuta necessità di essere costretti ad acquistare auto molto costose, l’impatto reale delle auto elettriche nel loro intero ciclo di vita e in particolare quello delle batterie, la preoccupazione che la diffusione dei veicoli elettrici favorisca inevitabilmente i produttori cinesi, i pericoli legati all’uso delle auto elettriche, l’opportunità di sostituire i derivati del petrolio con carburanti alternativi, le difficoltà che si possono incontrano per ricaricare le batterie, le presunta impossibilità di produrre e distribuire un quantitativo di energia elettrica sufficiente a far circolare l’intero parco nazionale di automobili e altri mezzi di trasporto.

Le potenzialità offerte dalla transizione tecnologica non fanno comunque venire meno, ricorda l’autore, la necessità far circolare meno vetture nelle città e quella di potenziare il trasporto pubblico. A questo proposito porta ad esempio l’esperienza di Oslo, dove l’elettrificazione è stata portata avanti insieme alla sostituzione di strade e parcheggi con marciapiedi e aree verdi. Scrive Nicola Armaroli nella prefazione che «La gloriosa auto a motore endotermico ha letteralmente cambiato il mondo, rendendolo più connesso, più piccolo, più ricco, più divertente. E anche più inquinato. Dopo 150 anni, ha fatto il suo tempo ed è giunto il momento di cedere il passo. È una cosa assolutamente normale: quale altra tecnologia di un secolo e mezzo fa utilizziamo con le stesse modalità di allora?»  Questo libro, conclude Armaroli, è «Una preziosa lettura per chi crede ancora in un futuro di progresso e innovazione per l’Italia»

di Massimo Leone

Alessandro Macina, Chi ha paura dell’auto elettrica? Otto fake news alla prova dei fatti, Edizioni Dedalo, Bari, 2023, pagine 176, prefazione di Nicola Armaroli

Nella foto (da destra verso sinistra) Lucio De Filippis, Guido Salemme, Paola Marcoccia, Alessandro Macina e Antonio Baiano presentano Chi ha paura dell’auto elettrica? a Fondi, il 30 novembre 2024, per iniziativa della comunità energetica rinnovabile Associazione Lazio Nuovo ETS, del circolo intercomunale di Legambiente Luigi Di Biasio e dell’Associazione Italiana Cultura Qualità Centro Insulare, con il patrocinio del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi.

Pubblicato su Qualità, n. 6/2024.

Vola Italia – ridare le ali a un paese insostenibile

Grammenos Mastrojeni, diplomatico di carriera, è Segretario generale aggiunto dell’organizzazione intergovernativa Unione per il Mediterraneo e ha ricoperto il ruolo di Coordinatore per l’ambiente della Cooperazione allo sviluppo.

Mastrojeni sostiene che l’Italia potrà decollare solo adottando la rotta della sostenibilità, per tre motivi: deve fare la sua parte per scongiurare «in collasso sociale, economico e ambientale che incombe a livello mondiale»; la via della sostenibilità non rappresenta un sacrificio, ma al contrario una prospettiva di espansione economica e miglioramento della qualità della vita; nessun altro Paese al mondo può trarre più vantaggi da una conversione sostenibile.

Nella prima parte del libro, Teoria del volo, l’autore delinea il quadro concettuale alla base delle sue proposte

Il principale riferimento è l’Agenda 2030, approvata nel 2015 dall’Assemblea Generale dell’ONU. La novità dell’Agenda 2030, sostiene Mastrojeni, è che i 17 obiettivi stabiliti in tema di economia, diritti, ambiente, pace, vengono considerati sinergici e non in competizione tra loro. Lo sviluppo economico, in questa prospettiva, è favorito invece che ostacolato da un ambiente più tutelato e da una società più giusta.

L’autore propone di applicare una matrice a quattro fattori: sviluppo; ambiente; diritti umani; pace e stabilità. «Tra i quattro poli … si possono mettere in moto cicli cumulativi …. che possono accelerare verso l’insicurezza e la precarietà globale … ma anche cicli di progresso che ci forniscono uno strumento di azione straordinario, perché il riequilibrio riportato in un sottosistema può contagiare gli altri.»

Nella seconda parte, Volare, Mastrojeni propone di applicare l’approccio dell’Agenda 2030 per far ripartire l’Italia, premettendo che «Per risorse storiche, paesaggistiche, di diversità biologica e produttiva, siamo il territorio più vocato al mondo a trarre i massimi vantaggi da una trasformazione sostenibile.»  Gli iper-moltiplicatori da attivare secondo l’autore sono tre: famiglia-scuola-università, equità e inclusione. Grazie a questi iper-moltiplicatori potremmo valorizzare la bellezza del territorio, attivare una maggiore partecipazione, affrontare con successo le sfide della produzione di cibo, dei trasporti, della salute e della gestione dei rifiuti. Potremmo perfino avere successo nella sempre agognata semplificazione normativa, giudiziaria, amministrativa e fiscale, gestire con efficacia i flussi migratori, definire una politica estera sostenibile e liberarci della zavorra del debito pubblico.

Di Massimo Leone

Grammenos Mastrojeni, Vola Italia – ridare le ali a un paese insostenibile; Città nuova, Roma, 2023; Pagine 311; Prezzo di copertina: 17,90 euro

Pubblicato su Qualità, n.5/2024