LA NORMA UNI 11745:2019 PER LA SICUREZZA DELLE AREE DI BALNEAZIONE

Uno degli effetti più drammatici dei cambiamenti climatici è l’aumento dei morti per annegamento. Sono particolarmente vulnerabili le famiglie di immigrati, che non hanno dimestichezza con le acque dei paesi di arrivo e per motivi economici non possono frequentare litorali marini o delle acque interne adeguatamente gestiti. Ripropongo di seguito una versione leggermente modificata dell’articolo che ho pubblicato sul n. 2/2023 della rivista Qualità.

Il numero degli incidenti in acqua (mare, acque interne e piscine) negli ultimi anni mostra un andamento sostanzialmente costante, dopo il graduale calo osservato dagli inizi degli anni ’70 al periodo intorno al 2000. Per intervenire sullo “zoccolo duro” degli incidenti occorre un’efficace pianificazione, a livello nazionale e locale. Con la pubblicazione della norma UNI 11745:2019, l’Ente Italiano di Normazione ha messo a disposizione un utile strumento per gli enti locali che vogliono valutare e migliorare la sicurezza delle acque di balneazione.

Premessa

L’Istituto Superiore di Sanità ha identificato ed analizzato oltreduemila casi di incidente in acqua, di cui 1209 fatali, accaduti in Italia tra il 2015 e il 2019.  I dati, raccolti utilizzando le notizie provenienti dalle principali testate online nazionali e locali e da siti web dedicati, sono stati presentati all’EU Safety Conference, che si è svolta a Vienna il 23 e 24 giugno 2022.

Le morti da annegamento erano 1200-1300 per anno all’inizio degli anni ’70. Il loro numero è sceso fino a 3/400 anno intorno al 2000 ed in seguito rimasto più o meno costante. «Appare evidente come si sia di fronte ad una sorta di “zoccolo duro”, difficilmente comprimibile se non si mettono in atto strategie mirate ed efficaci.»[1]

Le tre fasce di età risultate più a rischio sono quella 45-64 anni (18,2% di tutti gli incidenti in acqua), quella 65-79 anni (16,2%) e quella 0-10 anni (13,9%).

Il numero annuo complessivo degli incidenti mostra un andamento costante, 3-400 incidenti l’anno, ma si osserva un incremento di quelli nelle acque interne (laghi, fiumi).

Il 41% degli incidenti fatali si verifica nelle acque interne, il 42% sul litorale, il restante 17% si divide quasi in parti uguali tra mare aperto e piscine. La maggior parte degli incidenti è causata da un malore (28,1%), dalle condizioni avverse del mare (14,9%) o della caduta in acqua o dagli scogli (14,3%).

Le strategie per la prevenzione degli annegamenti devono includere la promozione di comportamenti individuali più prudenti (sia con campagne di informazione sia con interventi educativi nelle scuole), il miglioramento dei servizi di salvamento, l’installazione di cartelli che indichino le aree con maggiori rischi, il miglioramento delle capacità natatorie, la realizzazione di barriere nelle piscine per prevenire l’accesso incontrollato dei bambini. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità raccomanda l’adozione di un piano nazionale e di piani locali per la sicurezza della balneazione.


Il rischio di annegamento è molto influenzato dalle caratteristiche delle spiagge e dalle opere realizzate per difendere i litorali dall’erosione, in quanto, Queste costruzioni, che alterano radicalmente la dinamica di un fondale, presentano pericoli che possono essere classificati tra i più gravi per la balneazione

La Norma UNI 11745:2019 e metodologia di gestione dei rischi di incidenti in acqua

    Nel 2019 l’Ente Italiano di Normazione ha emesso la norma UNI 11745 Sicurezza della società e del cittadino – Qualificazione delle Aree di Balneazione ai fini della sicurezza dei bagnanti, che «fornisce un metodo per valutare e qualificare sotto il profilo della sicurezza le Aree di Balneazione (AdB) marine, lacustri e fluviali, per consentire ai cittadini la loro fruibilità in termini di sicurezza e di informazione». La norma può essere applicata sia alle aree di balneazione ad accesso libero, sia a quelle sulle quali insistono stabilimenti balneari. Essa fa riferimento «alle aree marine, lacustri e fluviali, nelle quali si può fare il bagno, censite dal Portale delle Acque del Ministero della Salute. Esse sono precisamente delimitate da punti di inizio e di fine, misurano in media 1000 metri di lunghezza, presentano una sostanziale omogeneità per caratteristiche geo-morfologiche e per tipo di pressione antropica.

    Il processo di gestione dei rischi proposto dalla norma in esame, secondo l’approccio delineato dalla norma UNI ISO 31000:2018, prevede le fasi di:

    1) definizione del campo di applicazione, del contesto e dei criteri di rischio,

    2) identificazione dei rischi,

    3) analisi dei rischi,

    4) valutazione della significatività dei rischi,

    5) pianificazione del trattamento dei rischi,

    6) attuazione del trattamento,

    7) registrazione e analisi dei risultati.

    A supporto delle diverse fasi del processo, si devono svolgere da un lato le attività di comunicazione e consultazione, dall’altro quelle di monitoraggio e riesame.

    Per definire il contesto, la norma ISO 11745 propone di utilizzare principalmente i dati disponibili sul Portale Acque del Ministero della Salute, dove vengono riportate prevalentemente informazioni sulla qualità delle acque di balneazione.

    Le fonti di rischio da considerare possono essere:

     1) di natura geomorfologica (ripidità della battigia, presenza di elementi che favoriscono la formazione di correnti concentrate come scogliere, scogli isolati ecc.),

    2) di natura fisica, chimica, organica (possibili onde di piena, microrganismi patogeni, alghe e loro prodotti tossici, inquinanti chimici, ecc.).

    I rischi devono essere valutati tenendo conto anche delle vulnerabilità individuali delle persone che usufruiscono delle acque di balneazione, quali l’acquaticità e le capacità natatorie, la capacità di valutare i pericoli, l’assunzione di alcool, l’età e le condizioni di salute, la carenza di sorveglianza nel caso dei bambini.

    La norma UNI 11745:2019 propone di classificare le conseguenze negative sulla salute che possono essere causate dalle fonti di rischio in 5 livelli di priorità:

    A) estremamente elevata: morte o disabilità permanente e grave;

    B) molto alta: disabilità o inabilità prolungata, come per esempio quella causata da un’infezione da salmonella;

    C) media: patologie di media durata che richiedono l’intervento di un medico;

    D) bassa: patologie in grado di risolversi spontaneamente;

    E) molto bassa: patologie che non producono inabilità significativa, come una puntura di insetto.

    Deve essere prestata particolare attenzione ad alcune conseguenze negative di classe A e B, anche se la loro probabilità di accadimento è modesta: l’annegamento, i traumi cranio vertebrali con lesioni spinali, l’arresto cardiaco. Secondo la norma UNI 11745:2019, una valutazione quantitativa dei diversi rischi per ciascuna area di balneazione è sostanzialmente impossibile.

    Le misure di riduzione dei rischi proposte dalla norma UNI 11745:2019 sono:

    • l’apposizione di segnali di avviso o di divieto
    • la delimitazione o inibizione di determinate zone
    • la diffusione di informazioni
    • la presenza di bagnini di salvataggio e di dotazioni per il primo soccorso
    • la facilità di accesso ai servizi di emergenza
    • Qualificazione dell’area di balneazione

      La qualificazione di un’area di balneazione inizia con la compilazione di una scheda di rilevamento.

      La prima sezione della scheda riporta le informazioni che possono essere prelevate dal Portale della Acque, come la denominazione, il comune, la lunghezza in metri.

      La seconda sezione riporta le fonti di rischio geomorfologiche:

      • fondali ripidi
      • scogli, scogliere e opere emerse
      • scogli, scogliere e opere sommerse
      • correnti di ritorno
      • buche
      • caduta di massi
      • innalzamento improvviso del livello delle acque per onde di piena o manovre idrauliche (si applica per le acque interne).

      Nella scheda deve essere annotato anche se questi rischi sono segnalati ai bagnanti con cartelli dedicati.

      Le altre fonti di rischio, come la contaminazione delle acque o la presenza di organismi pericolosi, possono essere segnalate nella quarta sezione della scheda.

      Nella seconda sezione sono riportate anche le fonti di rischio legate alla qualità dell’acqua e alla presenza di alghe e altri organismi pericolosi. 

      La terza sezione contiene informazioni sulle misure di sicurezza presenti, che possono essere:

      • Cartelli di pericolo
      • Boe
      • Bagnini
      • Kit primo soccorso
      • Kit primo soccorso pediatrico
      • Defibrillatori
      • Collari cervicali
      • Tavole spinali
      • Soccorso avanzato in 20′
      • Istruzioni di sicurezza
      • Piano di sicurezza balneare

      La quarta sezione è un campo a testo libero, dove si annotano eventuali ulteriori fonti di rischio, come la presenza frequente di organismi acquatici pericolosi o caratteristiche locali che rendono più difficile l’accesso ai dispositivi di soccorso.

      1.  Valutazione dei dati

      Una volta compilata la scheda di rilevamento, viene attribuito un valore numerico a ciascuna misura di sicurezza, secondo la presenza e/o distribuzione nell’area di balneazione.

      Il valore va da 1 (se l’elemento è presente e/o adeguato) a 0 (se l’elemento è assente).

      A questo valore si applica un fattore di correzione, per tenere conto dell’importanza del fattore, che varia tra 0,5 e 2. 

      Gli indici ottenuti in questo modo rappresentano il contributo di ciascun fattore alla sicurezza dell’area di balneazione.

      La norma UNI 11745: 2019 definisce le modalità di calcolo per ciascun fattore. Per esempio, riguardo alle fonti geomorfologiche di rischio è sufficiente un cartello per ciascuna area di balneazione, a condizione che tutte le fonti siano segnalate. La presenza del bagnino di salvataggio si considera adeguata se è disponibile almeno un bagnino ogni 80 m di litorale.

      Altri parametri di riferimento sono definiti per le segnalazioni con boe, i dispositivi di supporto al primo soccorso pediatrico, i defibrillatori, i dispositivi per il trattamento dei traumi cranio-spinali, il soccorso avanzato entro 20’ dalla chiamata, le istruzioni per la sicurezza della balneazione, il piano di sicurezza balneare.

      4. Calcolo dell’Indice di Sicurezza

      Dopo avere attribuito un valore a ciascuna misura di sicurezza e applicato quando necessario il fattore di correzione, sommando i valori definiti per ciascuna misura di sicurezza si può calcolare l’Indice di Sicurezza dell’Area di Balneazione, che assumerà un valore compreso tra 0 (sicurezza minima) a 12 (sicurezza massima).

      Secondo il valore assunto dall’Indice di Sicurezza, le Aree di Balneazione possono essere classificate in quattro livelli:

      • Basso (IS ˂4): misure di sicurezza assenti o insufficienti
      • Medio (IS tra 4 e 6): misure di sicurezza presenti, ma insufficienti o adeguate solo parzialmente
      • Buono (IS ˃6 fino a 8): misure di sicurezza presenti e prevalentemente adeguate, qualcuna solo parzialmente

      Molto buono (IS ˃8): misure di sicurezza tutte o quasi presenti e/o adeguate. In particolare non deve mancare la misura di sicurezza “Soccorso avanzato entro 20’ dalla chiamata”.

      1. Considerazioni conclusive 

      Per valutare fattibilità ed attendibilità del metodo, sono stati elaborati i dati relativi a un campione casuale costituito sa 556 aree di balneazione, che rappresenta il 10% circa del totale delle aree di balneazione italiane. Il livello di sicurezza del 57% delle aree esaminate è risultato a basso, il 30% medio, il 10% buono, solo il 3% a molto buono (F. Simonetti, Sicurezza della balneazione: la norma UNI 11745:2019, Studi costieri 2019 – 28: 99 – 108.). Sembra evidente che l’applicazione della norma UNI 11745, attivando un processo che vada dall’analisi dei dati al miglioramento continuo, porterebbe un importante incremento nella sicurezza delle aree di balneazione e aiuterebbe a prevenire molti incidenti, con le morti precoci e le disabilità che molte volte ne conseguono.

      Nelle successive edizioni della norma sarebbe opportuno tenere in considerazione anche la disponibilità di piani comunali per la protezione civile (previsti dal Decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 224, Codice della protezione civile) che tengano conto del rischio di maremoti, secondo la Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017: Istituzione del Sistema d’Allertamento nazionale per i Maremoti generati da sisma – SiAM.

      Di Massimo Leone

      La foto, ripresa sul litorale di Fondi, rappresenta un cartello cartello con avviso di pericolo, collocato in prossimità delle dune, invece che presso la battigia, e in posizione di spalle rispetto ai bagnanti.

      Le notti di Fondi – Una storia del Cinquecento

      Isolde Kurz nasce a Stoccarda nel 1853, si trasferisce con la famiglia prima a Monaco poi Tubinga, seguendo gli incarichi lavorativi di suo padre Hermann, che muore nel 1873. Nel 1877 la famiglia Kurz si trasferisce a Firenze, dove Isolde lavora come guida turistica, approfondendo la storia di Firenze. Nel 1880 pubblica una raccolta di poesie, alla quale seguiranno diverse raccolte di racconti, molti ambientati a Firenze. Nel 1915, scoppiata la guerra, Isolde torna a Monaco dove continua a scrivere e pubblica nel 1922 Le notti di Fondi. L’università di Monaco la nomina doctor honoris causa. Nel 1944 la scrittrice muore a Tubinga.

      Nel 1988 Cadmo Editore pubblica, per conto del comune di Fondi (sindaco Arcangelo Rotunno), la prima traduzione italiana del romanzo, curata da Tea Alli e Franco Sepe, con la collaborazione di Waltraud Gisela Klitzsch in Martorelli e Antonio Parisi.

      Scrive nella prefazione Franco Sepe che:

      “per la Kurz la figura di Ippolito de’ Medici – che riassume in se l’ideale spirituale e le virtù del grande condottiero – supera perfino quella di Lorenzo il Magnifico, da lei eletto a proprio nume tutelare. Tuttavia, se per questi uomini valorosi la scrittrice mostrò una venerazione particolare, nel caso di Giulia Gonzaga si è trattato di un vero e proprio processo di identificazione con il personaggio, dietro il quale si annida, in ultima analisi, il dato biografico.”

      Ippolito e Giulia, giovanissimi, sono appunto i protagonisti delle notti di Fondi, verso le cui vicende l’autrice mostra una forte partecipazione. La contea di Fondi si trova in quegli anni non solo coinvolta nelle vicende dinastiche dei Medici, dei Colonna e dei Gonzaga, ma anche profondamente immersa nella storia d’Europa e del Mediterraneo.

      Il corsaro Khair ad-dīn detto Barbarossa invade Fondi nel 1534, causando una rovina dalla quale la città impiegherà secoli a risollevarsi, per rapire Giulia Gonzaga e recarla in dono al sultano Solimano I il Magnifico. Ippolito de’ Medici muore a Itri nel 1535, forse avvelenato forse a causa della malaria, mentre è in viaggio verso Napoli per incontrare l’imperatore Carlo V.

      Penso che la città di Fondi debba essere grata a Isolde Kurz per il libro che le ha dedicato, scritto con passione e profonda conoscenza di fatti storici.

      di Massimo Leone

      Isolde Kurz, Le notti di Fondi – Una storia del Cinquecento, Quaderni del Lazio/2, Cadmo Editore, Roma, 1988, 181 pagine.

      Onorato e Livia – L’alchimia del Lago di Fondi – il racconto

      Ringrazio Roberto Lucarelli per avermi regalato il racconto Onorato e Livia – L’alchimia del Lago di Fondi, che ha scritto raccogliendo le sollecitazioni del compianto amico Franco Martellucci, di non mandare perduti i ricordi delle giornate passate da ragazzo con suo padre Augusto nel capanno di caccia sul Lago di Fondi

      Il racconto, ambientato nel 1963, ha come protagonisti il pescatore e cacciatore Onorato con sua moglie Livia, abile venditrice di pesce e cacciagione presso il mercato della piazza del pesce, oggi Piazza Felice Chiusano.

      Roberto ci racconta, descrivendo le attività di caccia e pesca di Onorato, come cambiava la fauna del Lago di Fondi con l’avvicendarsi delle stagioni: l’arrivo degli uccelli migratori, le spigole che entrano nel lago inseguendo i cefali calamita, la complessa vita delle anguille, i movimenti di tinche, rane e gamberetti e tante altre cose.

      Livia e Onorato vengono presentati, con affetto e partecipazione da parte dell’aurore alle loro difficoltà e soddisfazioni, nella vita familiare, tra i vicoli del centro storico di Fondi e le passeggiate lungo Corso Appio Claudio, e in quella lavorativa tra la casetta di Chiaruma e il mercato del pesce.

      Innamorato del Lago di Fondi, della caccia e della pesca, Roberto rimpiange ma non mitizza il passato, non nasconde mai la durezza della vita di Livia e Onorato. Racconta infatti che, pensando ai futuro dei suoi figli «Onorato nutriva una speranza: che un giorno, Arcangelo da geometra ed Elena da insegnante, guardassero alla loro casetta Chiaruma con infinita riconoscenza. Sperava che non dimenticassero mai che la loro dignità era nata tra quelle canne e che il il “patrimonio” che aveva pagato i loro studi era l’argento vivo di quel lago.»

      Roberto poi aggiunge le sue considerazioni da autore: «Senza la biodiversità che oggi diamo per scontata, Fondi perderebbe la sua anima. Difendere questo ecosistema significa onorare il sacrificio di chi vedeva nelle rane e nelle tinche non un folklore, ma la possibilità di far laureare un figlio. Significa dire a quegli Onorato e a quelle Livia che la loro fatica ha avuto un senso.»

      Nei miei ricordi il Lago di Fondi negli anni intorno al 1963 è rappresentato dalla signora che passava per via Itri per vendere rane e gamberetti portando sulla testa un recipiente di ceramica smaltata, dall’odore nauseabondo di quando mia madre bruciacchiava sul fornello a gas la pelle folaghe che le portava zio Carlo , dalle anguille confezionate con carta da regalo e fiocchi che lei mi faceva portare a Michelina, vicina del piano di sopra, terrorizzata dai serpenti.

      di Massimo Leone

      Roberto Lucarelli, Onorato e Livia – L’alchimia del Lago di Fondi – il racconto, presentazione di Marco Dell’Utri, Armando Caramanica Editore, Scauri, 2026, 108 pagine.

      Con il patrocinio del Parco Naturale Regionale Monti Ausoni e Lago di Fondi

      Il libro e la spada. La rivoluzione di Virgilio fu accolta da Augusto

      Scrive Ronald Syme (La rivoluzione Romana, 1939) che «di fronte alle personalità distinte del triumviro Ottaviano, autore delle liste di proscrizione, e del principe Augusto, benefico governatore, i posteri si sono trovati in imbarazzo cercando di spiegare il mutamento e hanno rinunciato a servirsi della logica per abbandonarsi a stravaganti fantasie».

      Antonio Di Fazio si è cimentato con la sfida di proporre un’ipotesi sulla causa di questo mutamento, applicando ai risultati di un cinquantennio di studio appassionato sulle opere e sulla vita di Virgilio l’approccio dell’«affabulazione critica» proposto dalla scrittrice e accademica statunitense Saidiya Hartman, che utilizza ricerche storiche e archivistiche, teoria critica e narrazione. «Per sopperire alla scarsità di notizie che ci sono arrivate dai grammatici romani (in essenza Elio Donato) sulla personalità del Vate, nonché sugli eventi della sua vita» scrive l’autore «mi sono appellato all’umana sensibilità verso le notevoli questioni della sfera privata che si possono desumere dai suoi versi, convinto che ogni espressione letteraria (dalla lirica al romanzo storico) riveli sempre dati fondamentali della biografia dell’autore.»

      Secondo la tesi esposta ne «Il libro e la spada» fu l’influenza di Virgilio o, meglio, della «rivoluzione di Virgilio», a determinare il cambiamento nella gestione del potere da parte di Augusto.

      Le radici della «rivoluzione di Virgilio» si devono cercare in un cambiamento radicale che investe il poeta mantovano negli anni tra il 31 a.C., data della battaglia di Azio con la quale si apre il racconto, e il 19 a.C., in cui muore di ritorno da un viaggio in Grecia.

      Nei primi anni Virgilio trascorre il tempo prevalentemente appartato nella sua villa a Posillipo, secondo uno stile di vita epicureo, ma è turbato da quello che vede durante alcuni viaggi nei dintorni. Il carrettiere Lucio lo conduce un giorno fino a Capua, dove gli mostra quello che resta delle croci infisse lungo la via Appia, sulle quali erano stati inchiodati seimila schiavi, dopo la sconfitta di Spartaco e dei suoi seguaci. Qualche tempo dopo il vicino Sergio gli chiede di accompagnarlo a Neapolis, per una visita a suo padre, e all’arrivo deve osservare l’estrema miseria in cui vivono gli abitanti di quella parte della Campania, che era stata molto prospera. Ulteriore motivo di turbamento è la tragica fine del suo amico Gaio Cornelio Gallo, spinto al suicidio e condannato da Augusto alla damnatio memoriae.

      Virgilio decide che è necessario ribellarsi, che serve una rivoluzione, e trova la giusta ispirazione durante un soggiorno a Roma, immerso nella biblioteca di Mecenate. Qui si imbatte, attraverso le opere di Cicerone nella “Seconda  Stoà” del filosofo Panezio di Rodi. «Se nell’originaria Stoà la ratio universale dominava in assoluto e reprimeva ogni istinto naturale o impulso politico e sociale» scrive Antonio Di Fazio «in Panezio invece il poeta riscontrava una forte rivalutazione di questi istinti, che non devono subire il dominio della ragione anche se vanno da essa in certi limiti controllati e disciplinati”. Nasce da questa ispirazione il progetto della rivoluzione di Virgilio «volta a edificare la Città della solidarietà, dell’uguaglianza e della libertà, fondate sull’amore universale», che secondo l’autore ispirò l’azione di Augusto negli ultimi anni della sua lunga vita politica.

      Frutto di vaste ricerche e profonde riflessioni, ricco di stimolanti citazioni (dai classici latini a Ernst Jünger), Il libro e la spada è una lettura molto utile il quest’epoca turbolenta, caratterizzata da sanguinosi conflitti e crescenti disuguaglianze, come quella in cui si colloca la vicenda raccontata da Antonio Di Fazio. Forse l’autore sentiva l’urgenza di portare alla luce l’opera e ha per questo trascurato l’opportunità di curare maggiormente gli aspetti editoriali e di cercare un editore che potesse promuoverne una più ampia e meritata diffusione.

      di Massimo Leone

      Antonio Di Fazio, Il libro e la spada. La rivoluzione di Virgilio fu accolta da Augusto, Amazon Italia Logistica s.r.l., Torrazza Piemonte (TO), senza data, 284 pagine.

      Littoria 1940-1944 Gli ultimi quattro anni di dittatura

      Emilio Drudi è stato per molti anni responsabile della pagina della provincia di Latina de Il Messaggero, prima di assumere gli incarichi di responsabile delle edizioni regionali e vice capo-redattore della cronaca di Roma, sempre presso il quotidiano di via del Tritone. Agli anni del fascismo il provincia di Latina (all’epoca Littoria) aveva già dedicato due libri. Cofondatore del Comitato nuovi desaparecidos, che si occupa di immigrazioni e di profughi, ha pubblicato nel 2020 Una storia eritrea, un libro dedicato a tre generazioni di una famiglia eritrea, nei loro rapporti con l’Italia Una Storia eritrea. Beyam, Adam, Amr. – Via Itri – la mia zavardella

      Il 7 marzo 2025 la sezione ANPI di Fondi “Pietro Ingrao” ha presentato a Fondi, presso il cortile della Giudea, il suo libro Littoria 1940-1944 Gli ultimi quattro anni di dittatura, con la collaborazione di IfoRD APS e dell’Associazione Lazio Nuovo ETS. Hanno interloquito con l’autore Roberta Biasillo, docente di storia contemporanea presso l’Università di Utrecht, e Daniele Vecchio, esponente della sezione ANPI di Fondi.

      Il libro di Emilio Drudi, hanno sottolineato gli intervenuti, rappresenta in modo non convenzionale il territorio della provincia di Littoria, dove la bonifica delle Paludi Pontine viene considerata usualmente un successo del regime fascista. La realtà delineata da Drudi, che si è giovato di molte fonti raccolte nei suoi anni da giornalista presso Il Messaggero, consisteva in un territorio molto povero, dove gli agricoltori giunti dall’Italia settentrionale con la bonifica vivevano una vita estremamente grama.

      Le condizioni di vita si deteriorarono pesantemente con l’entrata di guerra dell’Italia. Nonostante i successi rivendicati dal regime nella “battaglia del grano”, alla fine del 1941 la razione giornaliera di pane veniva ridotta a 300 grammi al giorno per i lavoratori e a 200 per i non lavoratori.

      Non solo per la prossimità della data all’8 marzo, sono state ricordate in particolare le “rivolte del pane” di cui furono protagoniste le donne tra la primavera e l’estate del 1941. Il 30 aprile furono le donne di Ponza a protestare dal podestà. Il 6 maggio è la volta di Sezze, dove per sedare la rivolta devono intervenire rinforzi di polizia e carabinieri da altri comuni della provincia e furono arrestate 15 donne. Il primo agosto centinaia di donne scendono in piazza a Fondi, insieme ai loro figli, ne vengono arrestate 31, per 18 il fermo viene tramutato in arresto, con l’imputazione di adunata e grida sediziose. Il 3 agosto a Formia la polizia non si fa cogliere di sorpresa e la protesta viene fermata prima che inizi, cinque donne vengono fermate e condotte al comando. Il questore in un rapporto rileva che sarebbe necessario un aumento delle quantità di pane razionato, per alleviare il disagio economico della popolazione. A Formia la razione di pane viene portata a 275 grammi, ma non ci sono risorse adeguate per interventi significativi.

      La situazione precipiterà ancora più in basso nel 1943 quando la provincia si troverà tra due fronti, quello di Anzio e quello di Cassino. Alla penuria dovuta alla guerra si aggiungeranno i bombardamenti, le requisizioni di animali e prodotti agricoli e i rastrellamenti perpetrati dagli occupanti nazisti con la complicità dei fascisti repubblichini.

      Le ultime pagine del libro sono dedicate al ritorno della democrazia, con la conquista del suffragio universale esteso alle donne, fino al referendum e alle elezioni del 1946.

      Un pubblico molto attento ha seguito la discussione e ha ricordato insieme ai relatori il giornalista e scrittore Gaetano Carnevale, per molti anni collaboratore e amico di Emilio Drudi, che per primo ha sollecitato la tutela e l’uso sociale degli edifici di maggiore valore storico nel quartiere della Giudea.

      di Massimo Leone

      Emilio Drudi, Littoria 1940-1944 – Gli ultimi quattro anni di dittatura, Calamaro Edizioni, Bologna, 2025, 282 pagine.

      Gioventù del Mediterraneo

      So e ripeto che i paesi del Mediterraneo sono fatti da sempre per unirsi l’un l’atro, con la stessa naturalezza con cui la vigna all’ulivo si sposa. Ci è voluto il nostro senso moderno delle nazionalità e la sua folle esaltazione contemporanea per rompere in apparenza questo incanto. Non confondere patria e nazionalismo. Protesto contro «la mar nostre» dei provenzali, contro «il mare nostro» degli italiani, cattiva eredità del «mare nostrum» dei Latini. A ognuno il suo, compreso cioè quello degli altri? No, c’è un solo Mediterraneo.

      Protestava così contro i nazionalismi Gabriel Audisio nel 1938, nella sua raccolta di saggi Jeunesse de la Méditeranée, tradotto per la prima volta in italiano da Miriam Begliuomini e pubblicato nella collana Culture mediterranee di Rubbettino Editore, per iniziativa di Luca Meldolesi e Nicoletta Stame.

      Audisio sosteneva che «I popoli nati dal Mediterraneo, gravati da secoli e da civiltà, sono sempre in grado di rinverdire e rinverdire ancora, come l’alloro vicino alla sorgente». Qualche anno più tardi, ricorda Luca Meldolesi nella presentazione del volume, Albert Camus scrisse che «La giovinezza del mondo si trova sempre intorno alle stesse sponde. .. Noi mediterranei viviamo sempre delle stessa luce. In cuore della notte europea, il pensiero solare, la civiltà del duplice volto [europeo e africano; passato e futuro] attende la sua aurora».

      «Nel bel mezzo degli anni Trenta, quando i riferimenti alla latinità assumono un’accezione chiaramente fascisteggiante, in Italia come all’estero – scrive Miriam Begliuomini nell’introduzione – Audisio verga pagine in aperta opposizione all’idea di un monopolio culturale latino sul Mediterraneo e insiste sulle plurime radici di un bacino nato dall’incrociarsi di influenze greche, bizantine, arabe ed ebraiche».

      Nel saggio Patria Mediterraneo, Audisio afferma:

      Non c’è dubbio che per me il Mediterraneo sia un continente, non un lago interno, ma una specie di continente liquido dai contorni solidificati. Già Duhamel scrive che non è un mare, ma un paese. Io mi spingo più in là, dico: una patria. E specifico che, per i popoli di questo mare, c’è una sola vera patria, il mare stesso, il Mediterraneo. Ed è per questo che dico: patria Mediterraneo, la patria «di mezzo», ridando al qualificativo «mediterraneo» la forza centripeta che ha completamente perso.

      Audisio ci da preziose indicazioni su come viaggiare nel Mediterraneo, nel saggio Istruzione nautica:

      Diffida anche di quelle navi troppo accoglienti, dove tutti, anche i passeggeri in regola, sembrano clandestini, a causa di un equipaggio di furfanti, compreso il capitano e l’intendente, che intrallazzano sul carico, i viveri, i pedaggi.

      Bisogna che la tua sia una brava nave. Prendi di preferenza un’onesta «mista», che non tema qualche pecora dall’odore forte, quando è il periodo in cui i nomadi algerini del Djebel-Nador vendono il bestiame vivo agli intermediari marsigliesi, ma che profumi anche di arancio o d’uva quando il fruttidoro si imbarca per l’Europa.

      e più avanti (In Sardegna il passeggero si interroga) scrive

      … Ormai non voglio più assistere, ma partecipare, e, ovunque io passi, desidero non soltanto abitare, ma anche prender moglie e votare il bilancio comunale.

      Se viaggi ancora, passeggero, è in gran parte per conoscere la gente, amarla, capirla e condividere le sue preoccupazioni. …

      La rivendicazione di una cittadinanza multipla da parte del viaggiatore Gabriel Audisio mi sembra particolarmente attuale, quando piccoli politicanti cercano di conquistare consensi proponendo chiusure nazionalistiche e identità fittizie.

      di Massimo Leone

      Gabriel Audisio, Gioventù del Mediterraneo, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2025, 226 pagine, traduzione di Miriam Begliuomini, presentazione di Luca Meldolesi

      La Festa degli Artisti a Tor Cervara

      Guardando le cave di Salone dall’autostrada Roma – L’Aquila, è difficile immaginare che questo luogo offrisse il set per un importante evento mondano. L’ho scoperto grazie a un libricino, trovato su una bancarella alla festa parrocchiale dell’Immacolata nel quartiere di San Lorenzo, proveniente dalla biblioteca della Scuola media statale di Via Belforte del Chienti a Roma.

      Scrive Luciano Zangarini, nel libro che ha curato con Paolo Grassi:

      «nel secolo XIX, la festa di benvenuto alla primavera, che si svolgeva alle grotte di tufo di Cervara (località sulle rive dell’Aniene dalla parti di Ponte Mammolo …)» … «costituiva una grande attrazione cittadina, come potevano essere le mostre ecclesiastiche oppure le scenografiche girandole di Castel Sant’Angelo)».

      «Le grotte di tufo di Cervara, conosciute nell’antichità quando venivano utilizzate per raccogliere materiale edilizio, vennero scovate, verso il 1810, dai paesaggisti tedeschi Johann Reinahart e Wilhem Gmalin. Fu quest’ultimo che ne parlò, come di un luogo di straordinario fascino, ai compatrioti nel Caffè Greco. E così caratterialmente tedesca nacque la festa, e almeno all’inizio chiusa alle altre nazionalità, che, tra il popolo, essa veniva chiamata Carnevale dei tedeschi».

      Le cave di Tor Cervara (luogo profondamente trasformato e noto oggi come cave di Salone) furono la meta del Carnevale dei tedeschi dal 1812 al 1847. Negli anni successivi il governo papale ostacolò lo svolgimento della festa, che subì delle interruzioni e fu trasferita a Fidene, sulla via Salaria, dove esistevano altre grotte.

      Diverse opere che testimoniano lo svolgimento del Carnevale dei tedeschi si trovano presso il Museo di Roma in Trastevere (chiamato in precedenza Museo del Folklore).

      P. Grassi, L. Zangrini, La Festa degli Artisti a Tor Cervara, Fratelli Palombi Editori – Roma, 1989, 30 pagine. Pubblicazione del Comune di Roma, Assessorato alla Cultura, Centro di Coordinamento didattico.

      L’immagine, presa dalla copertina del libro, riproduce il dipinto di Ippolito Caffi Festa degli artisti residenti in Roma a Tor de’ Schiavi (tappa del percorso verso Tor Cervara n.d.r.), Roma, Museo del Folklore, particolare.

      Altre informazioni sulle cave di Salone di trovano qui https://viaitri.blog/2022/06/20/la-via-delle-cave-tiburtina-itinerari-storie-e-curiosita/

      Agro Punjab. Lo sfruttamento dei sikh nelle campagne di Latina

      Le giornaliste Francesca Cicculli e Stefania Prandi hanno condotto un’inchiesta dal titolo “Il sapore amaro del kiwi”, insieme alle colleghe Charlotte Aagaard, della testata danese Danwatch, e Kusum Arora, del sito indiano di informazione The Whire, con il supporto del fondo belga Journalismfund Europe.  Il libro Agro Punjab è nato dal completamento e approfondimento dell’inchiesta.

      Cicculli e Prandi hanno indagato, con sopralluoghi e interviste, nell’agro Pontino, dove secondo il sociologo Marco Omizzolo vivono circa 30.000 persone di origini indiane appartenenti alla comunità sikh, e nello stato indiano del Punjab, luogo di origine dei sikh.

      Gran parte dei lavoratori provenienti dall’India ha una conoscenza molto scarsa della lingua italiana e i loro rapporti di lavoro sono frequentemente mediati da caporali, spesso essi stessi punjabi. Il lavoro irregolare e sottopagato è molto diffuso, favorito dalla difficoltà di ottenere un regolare permesso di soggiorno per i lavoratori immigrati.

      Molti lavoratori di origine indiana, soprattutto nella parte settentrionale della provincia di Latina, sono impegnati nella coltivazione del kiwi, introdotta in Italia negli anni ’70 del secolo scorso. Oggi in nostro paese è il principale produttore europeo di questo frutto, originario della Cina meridionale. Destinataria di una parte importante dei kiwi prodotti nel Lazio è la multinazionale neozelandese Zespri, che a sua volta rifornisce le insegne della grande distribuzione organizzata, come per esempio Lidl, Spar e REMA che rivendono in Danimarca. Molti produttori hanno ottenuto la certificazione GlobalGAP Risk Assessment on Social Practice (GRASP) volta a prevenire la violazione dei diritti dei lavoratori nelle aziende agricole.  Prima della pubblicazione dell’inchiesta “Il sapore amaro del kiwi” Zespri dichiarava che sono una esigua minoranza dei propri fornitori avrebbe potuto violare i diritti dei dipendenti. Dopo la pubblicazione del rapporto la multinazionale ha sostenuto di aver sollecitato i fornitori e certificatori a segnalare pratiche scorrette, attraverso una linea telefonica riservata. Non si è avuta notizia, nel 2024, di eventuali iniziative intraprese da Zespri a seguito di segnalazioni.

      Le autrici mettono in evidenza le difficoltà causate dalla legge Bossi-Fini (approvata nel 2002 e mai modificata sostanzialmente negli anni successivi) per i lavoratori immigrati, come pure per i datori di lavoro che vorrebbero evitare di utilizzare lavoro irregolare. Espongono inoltre il meccanismo estremamente farraginoso ed inefficace per l’attuazione del “decreto flussi”, che stabilisce quanti lavoratori possono entrare ogni anno in Italia da paesi non appartenenti all’Unione Europea. La difficoltà di entrare in modo regolare in Europa, insieme alle difficili condizioni sociali nel Punjab, favoriscono lo sviluppo di una fitta rete di agenzie di viaggio, spesso false, che millantando rapporti con agenzie italiane chiedono fino a 16.000 euro per assicurare l’arrivo in Italia.

      Un capitolo del libro è dedicato alla storia di Balbir (protagonista del libro di Marco Omizzolo “Il mio nome è Balbir”), primo immigrato ad aver ottenuto in permesso di soggiorno “per motivi di giustizia”, dopo aver denunciato i suoi sfruttatori. Non è a lieto fine invece la vicenda esposta nel capitolo successivo, quella di Satnam Singh, il lavoratore morto il 19 giugno del 2024, abbandonato davanti alla sua casa a Cisterna di Latina dall’agricoltore per il quale lavorava dopo aver perso un braccio in un incidente sul lavoro, deceduto dopo qualche giorno.

      Nel quarto capitolo Cicculli e Prandi scrivono sulla la logistica dei prodotti ortofrutticoli presso il Mercato Ortofrutticolo di Fondi (MOF). Si tratta dell’unica parte del libro che non è fondata su informazioni di prima mano, ma su resoconti di indagini giudiziarie e su altre inchieste giornalistiche. Le autrici danno per scontato il controllo della criminalità organizzata sui trasporti a Fondi «Nonostante le operazioni giudiziarie, il controllo mafioso sui trasporti del MOF è rimasto intatto, dimostrando come la criminalità organizzata continui a rigenerarsi e a dominare l’economia della zona, escludendo qualsiasi tentativo di portare la legalità». Il settore della logistica meriterebbe a mio avviso un maggiore approfondimento, in particolare sulle condizioni dei lavoratori e sull’influenza esercitata dalla grande distribuzione.

      di Massimo Leone

      F. Cicculli, S. Prandi, Agro Punjab. Lo sfruttamento dei sikh nelle campagne di Latina, Prefazione di M. Omizzolo, Nottetempo, Milano 2024

      Nell’immagine un momento della festa della comunità sikh a Fondi, il 29 settembre 2024.

      Assalto al pianeta. Attività produttiva e crollo della biosfera

      Il 13 aprile 2025 ci ha lasciati il maestro Sandro Pignatti.

      Noto soprattutto per i suoi fondamentali e innovativi contributi alla botanica, tra cui le due edizioni della Flora d’Italia, grande ecologo, Sandro Pignatti negli anni ’80 dello scorso secolo si impegnò in una discussione con Ilio Adorisio e Bruno Trezza sui rapporti tra attività umane e ambiente.

      Scomparso prematuramente Adorisio, il lavoro portato avanti da Pignatti e Trezza ebbe come esito il volume Assalto al pianeta. Attività produttiva e crollo della biosfera, pubblicato nel 2000.

      Scrivono nella prefazione gli autori:

      La teoria che viene qui proposta è fondata sulla convinzione che l’ambiente non è un luogo amorfo nel quale l’uomo si trova collocato, ma un sistema complesso che si mantiene tramite il funzionamento delle sue componenti in una condizione di omeostasi tale da consentire la vita al suo interno. Tale sistema, che può essere identificato con la biosfera, è efficacemente indicato con il nome di ecosistema, ovvero come sistema casa (casa = oikos): il sistema che ospita e nutre i viventi che ne fanno parte tra cui l’uomo. …

      … Men che meno, quindi, l’ambiente può essere considerato come una risorsa, ovvero come un elemento estraneo o esterno all’uomo e alla vita che lo circonda, utilizzabile per fini separati dall’ambiente stesso e dalla sua preservazione.

      A 25 anni dalla pubblicazione di Assalto al pianeta, non è stato sciolto nessuno dei nodi sui quali Sandro Pignatti e Bruno Trezza richiamavano l’attenzione.

      di Massimo Leone

      Sandro Pignatti e Bruno Trezza, Assalto al pianeta. Attività produttiva e crollo della biosfera, Bollati-Boringhieri, Torino, 2020, 304 pagine

      In copertina, David C. Turnley, In secca nell’Aral (Foto Corbis/Grazia Neri)

      Rigenerazione. Giustizia ambientale ed energia nell’Europa del futuro.

      Livio de Santoli, professore ordinario di Energetica e prorettore per la Sostenibilità alla Sapienza Università di Roma, presidente dell’Associazione Termotecnica Italiana, è tra gli autori del rapporto “Verso la neutralità climatica con elettricità 100% rinnovabile” presentato l’11 marzo 2025 dalla Coalizione 100% Rinnovabili Network.

      L’autore apre Rigenerazione con questa premessa: “Nel panorama politico italiano attuale mancano gli approfondimenti dei grandi temi che stanno caratterizzando, purtroppo in modo negativo, i nostri tempi. Ciò conduce a una grande confusione sulle posizioni prese dagli schieramenti politici, a dimostrazione delle mancanze di idee e di visione che invece dovrebbero consentire di fare delle scelte appropriate, delle scelte giuste.” Gli indirizzi da seguire per fare scelte adeguate ai tempi sono secondo de Santoli: consolidare le politiche ambientali del Green Deal EU, mantenendo la leadership che l’Europa ha assunto in questo campo; spostare i sussidi dalle fonti di energia fossili a quelle rinnovabili, progressivamente ma senza esitazioni; perseguire politiche di sicurezza energetica basate sulla protezione del mercato interno di beni e servizi; realizzare un piano per l’industria e l’occupazione basato su tecnologie green.

      Questi indirizzi devono essere perseguiti con nuovi strumenti basati sui principi della partecipazione, dell’inclusione, della condivisione e della coprogettazione, che possono essere sintetizzati nel concetto di rigenerazione.

      Il passaggio dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, necessario per la decarbonizzazione dell’economia, secondo de Santoli non è solo una transizione tecnologica. È necessario che gli individui passino, nel campo dell’energia, dal ruolo di consumatori passivi a quello di produttori attivi diventando prosumer, recuperando un atteggiamento responsabile che si è perso negli ultimi decenni. Uno strumento di cittadinanza attiva importate per questo scopo sono le Comunità energetiche rinnovabili (CER).

      Partecipare attivamente al cambiamento, ovvero riaffermare la generatività come capacità di indurre un impatto positivo nella vita di altri essere umani, rappresenta la radice della felicità, secondo una tesi dell’economista Leonardo Becchetti ripresa da de Santoli.

      “L’energia bene comune – scrive de Santoli nel capitolo intitolato Rigenerazione e felicità – impone quel senso di responsabilità da parte del singolo individuo che significa sostanzialmente assumere una consapevolezza del proprio ruolo.

      Per rispondere a tali esigenze di creazione di consapevolezza e di felicità occorre dunque fare sempre più riferimento alle alleanze organizzate tra i cittadini consumatori, i risparmiatori responsabili, le aziende sostenibili e le future generazioni”.

      L’ampia introduzione di Pier Virgilio Dastoli si conclude con un’Ipotesi di decalogo per un’Europa unita, solidale e democratica. Strumento di pace in un mondo paralizzato dal disordine globale articolato nei seguenti punti

      1. Assicurare il rispetto dello stato di diritto
      2. Salvaguardare e valorizzare le diversità culturali
      3. Garantire il diritto di asilo
      4. Garantire il diritto alla sicurezza esterna, con una progressiva integrazione degli strumenti militari nazionali
      5. Dotare l’UEM (Unione Economica e Monetaria, n.d.r.) di un governo economico fondato su istituzioni di natura democratica
      6. Adottare un bilancio pluriennale con scadenza quinquennale fondato su una capacità fiscale autonoma
      7. Adottare misure efficaci per promuovere la convergenza tra gli stati membri e ridurre le disuguaglianze
      8. Fare della politica industriale, tecnologica e scientifica un modello di transizione ecologica
      9. Creare una vera cittadinanza europea
      10. Consacrare la prossima legislatura (quella in corso n.d.r.) a un processo costituente di un’Europa unita, solidale e democratica.
        • Di Massimo Leone
        • Livio de Santoli (con introduzione di Pier Virgilio Dastoli), Rigenerazione. Giustizia ambientale ed energia nell’Europa del futuro, Castelvecchi, Roma, 2024; pagine156, Prezzo di copertina: 17,50 euro