Uno degli effetti più drammatici dei cambiamenti climatici è l’aumento dei morti per annegamento. Sono particolarmente vulnerabili le famiglie di immigrati, che non hanno dimestichezza con le acque dei paesi di arrivo e per motivi economici non possono frequentare litorali marini o delle acque interne adeguatamente gestiti. Ripropongo di seguito una versione leggermente modificata dell’articolo che ho pubblicato sul n. 2/2023 della rivista Qualità.
Il numero degli incidenti in acqua (mare, acque interne e piscine) negli ultimi anni mostra un andamento sostanzialmente costante, dopo il graduale calo osservato dagli inizi degli anni ’70 al periodo intorno al 2000. Per intervenire sullo “zoccolo duro” degli incidenti occorre un’efficace pianificazione, a livello nazionale e locale. Con la pubblicazione della norma UNI 11745:2019, l’Ente Italiano di Normazione ha messo a disposizione un utile strumento per gli enti locali che vogliono valutare e migliorare la sicurezza delle acque di balneazione.
Premessa
L’Istituto Superiore di Sanità ha identificato ed analizzato oltreduemila casi di incidente in acqua, di cui 1209 fatali, accaduti in Italia tra il 2015 e il 2019. I dati, raccolti utilizzando le notizie provenienti dalle principali testate online nazionali e locali e da siti web dedicati, sono stati presentati all’EU Safety Conference, che si è svolta a Vienna il 23 e 24 giugno 2022.
Le morti da annegamento erano 1200-1300 per anno all’inizio degli anni ’70. Il loro numero è sceso fino a 3/400 anno intorno al 2000 ed in seguito rimasto più o meno costante. «Appare evidente come si sia di fronte ad una sorta di “zoccolo duro”, difficilmente comprimibile se non si mettono in atto strategie mirate ed efficaci.»[1]
Le tre fasce di età risultate più a rischio sono quella 45-64 anni (18,2% di tutti gli incidenti in acqua), quella 65-79 anni (16,2%) e quella 0-10 anni (13,9%).
Il numero annuo complessivo degli incidenti mostra un andamento costante, 3-400 incidenti l’anno, ma si osserva un incremento di quelli nelle acque interne (laghi, fiumi).
Il 41% degli incidenti fatali si verifica nelle acque interne, il 42% sul litorale, il restante 17% si divide quasi in parti uguali tra mare aperto e piscine. La maggior parte degli incidenti è causata da un malore (28,1%), dalle condizioni avverse del mare (14,9%) o della caduta in acqua o dagli scogli (14,3%).
Le strategie per la prevenzione degli annegamenti devono includere la promozione di comportamenti individuali più prudenti (sia con campagne di informazione sia con interventi educativi nelle scuole), il miglioramento dei servizi di salvamento, l’installazione di cartelli che indichino le aree con maggiori rischi, il miglioramento delle capacità natatorie, la realizzazione di barriere nelle piscine per prevenire l’accesso incontrollato dei bambini. L’Organizzazione Mondiale per la Sanità raccomanda l’adozione di un piano nazionale e di piani locali per la sicurezza della balneazione.
Il rischio di annegamento è molto influenzato dalle caratteristiche delle spiagge e dalle opere realizzate per difendere i litorali dall’erosione, in quanto, Queste costruzioni, che alterano radicalmente la dinamica di un fondale, presentano pericoli che possono essere classificati tra i più gravi per la balneazione
La Norma UNI 11745:2019 e metodologia di gestione dei rischi di incidenti in acqua
Nel 2019 l’Ente Italiano di Normazione ha emesso la norma UNI 11745 Sicurezza della società e del cittadino – Qualificazione delle Aree di Balneazione ai fini della sicurezza dei bagnanti, che «fornisce un metodo per valutare e qualificare sotto il profilo della sicurezza le Aree di Balneazione (AdB) marine, lacustri e fluviali, per consentire ai cittadini la loro fruibilità in termini di sicurezza e di informazione». La norma può essere applicata sia alle aree di balneazione ad accesso libero, sia a quelle sulle quali insistono stabilimenti balneari. Essa fa riferimento «alle aree marine, lacustri e fluviali, nelle quali si può fare il bagno, censite dal Portale delle Acque del Ministero della Salute. Esse sono precisamente delimitate da punti di inizio e di fine, misurano in media 1000 metri di lunghezza, presentano una sostanziale omogeneità per caratteristiche geo-morfologiche e per tipo di pressione antropica.
Il processo di gestione dei rischi proposto dalla norma in esame, secondo l’approccio delineato dalla norma UNI ISO 31000:2018, prevede le fasi di:
1) definizione del campo di applicazione, del contesto e dei criteri di rischio,
2) identificazione dei rischi,
3) analisi dei rischi,
4) valutazione della significatività dei rischi,
5) pianificazione del trattamento dei rischi,
6) attuazione del trattamento,
7) registrazione e analisi dei risultati.
A supporto delle diverse fasi del processo, si devono svolgere da un lato le attività di comunicazione e consultazione, dall’altro quelle di monitoraggio e riesame.
Per definire il contesto, la norma ISO 11745 propone di utilizzare principalmente i dati disponibili sul Portale Acque del Ministero della Salute, dove vengono riportate prevalentemente informazioni sulla qualità delle acque di balneazione.
Le fonti di rischio da considerare possono essere:
1) di natura geomorfologica (ripidità della battigia, presenza di elementi che favoriscono la formazione di correnti concentrate come scogliere, scogli isolati ecc.),
2) di natura fisica, chimica, organica (possibili onde di piena, microrganismi patogeni, alghe e loro prodotti tossici, inquinanti chimici, ecc.).
I rischi devono essere valutati tenendo conto anche delle vulnerabilità individuali delle persone che usufruiscono delle acque di balneazione, quali l’acquaticità e le capacità natatorie, la capacità di valutare i pericoli, l’assunzione di alcool, l’età e le condizioni di salute, la carenza di sorveglianza nel caso dei bambini.
La norma UNI 11745:2019 propone di classificare le conseguenze negative sulla salute che possono essere causate dalle fonti di rischio in 5 livelli di priorità:
A) estremamente elevata: morte o disabilità permanente e grave;
B) molto alta: disabilità o inabilità prolungata, come per esempio quella causata da un’infezione da salmonella;
C) media: patologie di media durata che richiedono l’intervento di un medico;
D) bassa: patologie in grado di risolversi spontaneamente;
E) molto bassa: patologie che non producono inabilità significativa, come una puntura di insetto.
Deve essere prestata particolare attenzione ad alcune conseguenze negative di classe A e B, anche se la loro probabilità di accadimento è modesta: l’annegamento, i traumi cranio vertebrali con lesioni spinali, l’arresto cardiaco. Secondo la norma UNI 11745:2019, una valutazione quantitativa dei diversi rischi per ciascuna area di balneazione è sostanzialmente impossibile.
Le misure di riduzione dei rischi proposte dalla norma UNI 11745:2019 sono:
- l’apposizione di segnali di avviso o di divieto
- la delimitazione o inibizione di determinate zone
- la diffusione di informazioni
- la presenza di bagnini di salvataggio e di dotazioni per il primo soccorso
- la facilità di accesso ai servizi di emergenza
- Qualificazione dell’area di balneazione
La qualificazione di un’area di balneazione inizia con la compilazione di una scheda di rilevamento.
La prima sezione della scheda riporta le informazioni che possono essere prelevate dal Portale della Acque, come la denominazione, il comune, la lunghezza in metri.
La seconda sezione riporta le fonti di rischio geomorfologiche:
- fondali ripidi
- scogli, scogliere e opere emerse
- scogli, scogliere e opere sommerse
- correnti di ritorno
- buche
- caduta di massi
- innalzamento improvviso del livello delle acque per onde di piena o manovre idrauliche (si applica per le acque interne).
Nella scheda deve essere annotato anche se questi rischi sono segnalati ai bagnanti con cartelli dedicati.
Le altre fonti di rischio, come la contaminazione delle acque o la presenza di organismi pericolosi, possono essere segnalate nella quarta sezione della scheda.
Nella seconda sezione sono riportate anche le fonti di rischio legate alla qualità dell’acqua e alla presenza di alghe e altri organismi pericolosi.
La terza sezione contiene informazioni sulle misure di sicurezza presenti, che possono essere:
- Cartelli di pericolo
- Boe
- Bagnini
- Kit primo soccorso
- Kit primo soccorso pediatrico
- Defibrillatori
- Collari cervicali
- Tavole spinali
- Soccorso avanzato in 20′
- Istruzioni di sicurezza
- Piano di sicurezza balneare
La quarta sezione è un campo a testo libero, dove si annotano eventuali ulteriori fonti di rischio, come la presenza frequente di organismi acquatici pericolosi o caratteristiche locali che rendono più difficile l’accesso ai dispositivi di soccorso.
- Valutazione dei dati
Una volta compilata la scheda di rilevamento, viene attribuito un valore numerico a ciascuna misura di sicurezza, secondo la presenza e/o distribuzione nell’area di balneazione.
Il valore va da 1 (se l’elemento è presente e/o adeguato) a 0 (se l’elemento è assente).
A questo valore si applica un fattore di correzione, per tenere conto dell’importanza del fattore, che varia tra 0,5 e 2.
Gli indici ottenuti in questo modo rappresentano il contributo di ciascun fattore alla sicurezza dell’area di balneazione.
La norma UNI 11745: 2019 definisce le modalità di calcolo per ciascun fattore. Per esempio, riguardo alle fonti geomorfologiche di rischio è sufficiente un cartello per ciascuna area di balneazione, a condizione che tutte le fonti siano segnalate. La presenza del bagnino di salvataggio si considera adeguata se è disponibile almeno un bagnino ogni 80 m di litorale.
Altri parametri di riferimento sono definiti per le segnalazioni con boe, i dispositivi di supporto al primo soccorso pediatrico, i defibrillatori, i dispositivi per il trattamento dei traumi cranio-spinali, il soccorso avanzato entro 20’ dalla chiamata, le istruzioni per la sicurezza della balneazione, il piano di sicurezza balneare.
4. Calcolo dell’Indice di Sicurezza
Dopo avere attribuito un valore a ciascuna misura di sicurezza e applicato quando necessario il fattore di correzione, sommando i valori definiti per ciascuna misura di sicurezza si può calcolare l’Indice di Sicurezza dell’Area di Balneazione, che assumerà un valore compreso tra 0 (sicurezza minima) a 12 (sicurezza massima).
Secondo il valore assunto dall’Indice di Sicurezza, le Aree di Balneazione possono essere classificate in quattro livelli:
- Basso (IS ˂4): misure di sicurezza assenti o insufficienti
- Medio (IS tra 4 e 6): misure di sicurezza presenti, ma insufficienti o adeguate solo parzialmente
- Buono (IS ˃6 fino a 8): misure di sicurezza presenti e prevalentemente adeguate, qualcuna solo parzialmente
Molto buono (IS ˃8): misure di sicurezza tutte o quasi presenti e/o adeguate. In particolare non deve mancare la misura di sicurezza “Soccorso avanzato entro 20’ dalla chiamata”.
- Considerazioni conclusive
Per valutare fattibilità ed attendibilità del metodo, sono stati elaborati i dati relativi a un campione casuale costituito sa 556 aree di balneazione, che rappresenta il 10% circa del totale delle aree di balneazione italiane. Il livello di sicurezza del 57% delle aree esaminate è risultato a basso, il 30% medio, il 10% buono, solo il 3% a molto buono (F. Simonetti, Sicurezza della balneazione: la norma UNI 11745:2019, Studi costieri 2019 – 28: 99 – 108.). Sembra evidente che l’applicazione della norma UNI 11745, attivando un processo che vada dall’analisi dei dati al miglioramento continuo, porterebbe un importante incremento nella sicurezza delle aree di balneazione e aiuterebbe a prevenire molti incidenti, con le morti precoci e le disabilità che molte volte ne conseguono.
Nelle successive edizioni della norma sarebbe opportuno tenere in considerazione anche la disponibilità di piani comunali per la protezione civile (previsti dal Decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 224, Codice della protezione civile) che tengano conto del rischio di maremoti, secondo la Direttiva del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 febbraio 2017: Istituzione del Sistema d’Allertamento nazionale per i Maremoti generati da sisma – SiAM.
Di Massimo Leone
La foto, ripresa sul litorale di Fondi, rappresenta un cartello cartello con avviso di pericolo, collocato in prossimità delle dune, invece che presso la battigia, e in posizione di spalle rispetto ai bagnanti.