Mons. Salvatore Fiore nella gloria del cielo e della patria

Seguendo le vicende dei commilitoni l’Autore ci offre un primo piano della divisione Ferrara e ci lascia intravedere i massacri, le sofferenze, i tradimenti dell’orribile pazzia della guerra.

Forse ai nostri giorni ci stiamo abituando a convivere con indifferenza davanti alla tragedia della guerra. Le immagini delle atrocità belliche che la televisione ci ammannisce in casa nei programmi quotidiani stanno compiendo la più crudele mistificazione culturale della nostra epoca perché stanno trasformando in “spettacolo” la tragica morte della povera gente e stanno ottenebrando la nostra coscienza fino a renderci impassibili e forse disinvolti.

Non potrebbero essere più attuali le parole che don Luigi Mancini scriveva nel 1995, nella presentazione al libro di Giovanni Mansillo su monsignor Salvatore Fiore.

Mansillo aveva incontrato per la prima volta don Salvatore, insieme a don Iginio Cardinale, mentre era impegnato a riordinare l’archivio dell’ex cattedrale di Fondi, San Pietro. Si erano ritrovati in guerra, sul fronte greco-albanese nel 1941, e furono poi internati insieme nel campo di Wietzendorf, in Germania, con altri militari italiani che avevano rifiutato di mettersi al servizio della repubblica di Salò.

Don Salvatore era al fronte come cappellano e gli fu conferita la decorazione della Croce di Guerra, perché durante la ritirata delle truppe italiane si recò con un piccolo gruppo di volontari in un villaggio che stava per essere occupato dai greci, per recuperare il materiale sanitario che avrebbe permesso il funzionamento di un ospedale da campo.

Fu proprio don Luigi a incoraggiare Giovanni Mansillo, insigne storico ed archivista, già molto anziano, a mettere nero su bianco i ricordi dei mesi passati con don Salvatore, assistito da suo figlio Annibale Mansillo.

Sono ricordi preziosi, come testimonianza dell’opera indefessa di don Salvatore nel ruolo di cappellano sia sul fronte sia tra gli Internati Militari Italiani (persone di cui si è detto troppo poco1) e per evidenziare l’orribile pazzia della guerra, come sottolinea don Luigi.

Don Salvatore era cugino di mia nonna paterna, Maria Zannettino, e non mancava di farle visita quando si trovava a Fondi, mentre era in servizio come cappellano nell’Aeronautica militare. Entrambi avevano una personalità forte, erano schietti, avevano provato grandi sofferenze, ma mantenevano una visione positiva della vita, erano molto ospitali. Nonna Maria offriva agli ospiti il nocillo, le crostate, le zuppe inglesi e altri frutti della sua cucina, don Salvatore amava condividere con gli ospiti la sua camomilla scozzese.

Sicuramente conservatore, Pio XII era rimasto il suo papa di riferimento, penso che don Salvatore si trovasse a suo agio nel ruolo di cappellano militare all’epoca della guerra fredda, quando l’alleanza di cui faceva parte l’Italia si contrapponeva all’Unione Sovietica e agli altri Stati che perseguitavano i cattolici. Credo di non essere però lontano dal vero pensando che oggi, proprio per aver conosciuto la guerra, don Salvatore condividerebbe in pieno l’esortazione Leone XIV per una pace disarmata e disarmante.

Voglio ricordare che, oltre a potersi fregiare del Distintivo della guerra di liberazione, don Salvatore era Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, impegnato a sostegno della presenza cristiana in Terra Santa, oggi a fianco del cardinale Pizzaballa.

La sua casa di Fondi, con il giardino a cui dedicava tanta cura, è stato lasciato in eredità alla Parrocchia San Pietro Apostolo e ospita oggi il Centro Servizi Caritas “Mons. Fiore”, inaugurato lo scorso 27 giugno dal vescovo di Gaeta, monsignor Luigi Vari.

di Massimo Leone

Mons. Salvatore Fiore nella gloria del cielo e della patria, di Giovanni Mansillo, presentazione di Don Luigi Mancini, Formia, 1995, 94 pagine; in appendice una testimonianza di Giovannino Guareschi sulla liberazione di Wietzendorf e il testamento di don Salvatore.

Imi – Internati militari italiani – Museo della Deportazione

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