Un mese fa, il 31 marzo, Laura Conti avrebbe compiuto 100 anni https://viaitri.blog/2021/04/05/laura-non-ce-dialoghi-possibili-con-laura-conti/. Questo anniverario ha rappresentato l’occasione per rileggere il libro che lei aveva pubblicato nel 1986 con l’architetto Fabio Lopez Nunes, all’epoca direttore del parco lombardo delle Groane.
A quel tempo si discuteva della legge quadro nazionale sulle aree naturali protette, la cui approvazione sembrava imminente, anche se vide la luce cinque anni dopo, nel 1991.
Gli autori descrivevano con una sintesi efficacissima i processi che investivano il paesaggio: <<Si è rinunciato ai terrazzamenti, alle piccole opere di contenimento, alla lavorazione con mezzi leggeri a giro collo, perchè il trattore pesante che marcia lungo il pendìo permette di lavorare una data superficie in minor tempo. Si sono legate le viti ai pali di cemento anzichè agli alberi in quanto le radici degli alberi davano noia al trattore. Si è rinunciato a impiegare le deiezioni animali come fertilizzante, in quanto le aziende collinari non hanno più bestiame, e non ne hanno più perchè la zootecnia di pianura, concentrata lungo i fiumi, adopera gli idranti per pulire le stalle, risparmiando sulla mano d’opera ….
La concentrazione di migliaia e migliaia di capi in territori ristretti permette di realizzare le cosiddette economia di scala: in realtà permette di scaricare le diseconomie sulla pesca, sul turismo e sull’agricoltura …. Avere concesso all’industria zootecnica di usare l’acqua per sostituire la mano d’opera ha costretto le aziende agricole collinari, che si sforzano di essere competitive, a rinunciare al bestiame e ridurre anch’esse la mano d’opera, facendo ricorso al trattore e a fertilizzanti artificiali. Risultato: l’erosione e le frane>> (pagine 37-38).
Era quindi necessario difendere il sistema vivente dal <<meccanismo delle concorrenza, della gara a ridurre i costi delle produzione riducendo la manodopera>>. In che modo?
<< – sulle colline, la protezione della natura si deve realizzare attraverso la promozione e l’incentivazione dell’agricoltura su terrazzi, con tecniche di lavorazione che proteggano il suolo dalla frane e dall’erosione;
- a quote più alte, vanno preservati i boschi esistenti e vanno rimboschite o coperte di manto erboso le aree brulle, con la creazione di un’economia silvopastorale; ciò allo scopo non soltanto di proteggere il suolo, ma anche di aumentare la liberazione di ossigeno e rinormalizzare i cicli dell’acqua;
- a tutte le quote, sia in montagna, che in collina e in pianura, vanno delineate e protette le aree de lasciare agli equilibri naturali tra le specie, cioà alla vita selvatica, col fine di preservare le diversità genetica, e di offrire alla scienza la possibilità di studiare i sistemi naturali, la loro complessità che finora l’uomo ha distrutto senza studiarla e senza comprenderla.
A tutte le quote, poi, occorre instaurare misure di tutela sulle rive dei corsi e degli specchi d’acqua e lungo i percorsi degli uccelli migratori, …>> (pagina 100).
Seguire questa linea di condotta assegna al potere legislativo dello stato non solo il compito di porre divieti, ma soprattutto quello di <<elaborare provvedimenti positivi di incentivazione e garanzia. Limitarsi a vietare l’impiego del trattore lungo i declivi nel senso della china sarebbe insensato: spingerebbe a una rapida fuga degli agricoltori di collina verso la città, in cerca di lavoro come fattorini o come uscieri; occorre, invece, incentivare l’impiego dei mezzi leggeri che possano lavorare a giro colle, e garantire che il tenore di vita di chi li guida per otto ore al giorno sia equivalente al tenore di vita di chi per otto ore al giorno guida in trattore pesante, scavando solchi profondi e rettilinei nella pianura irrigua.>> (pagine 128-129).
<<… l’immagine di uno stato che si serve qui di incentivi economici, là di concessioni privilegiate …. per aumentare la produzione di ossigeno, per normalizzare il ciclo del’acqua e il clima, per stabilizzare e arricchire la terra, per incrementare la nidificazione degli anatidi e la riproduzione delle trote, per aumentare la produzione di saporiti prosciutti di cinghiale e di lana a pelo lungo, colloca in luce accettabile anche i divieti intesi a proteggere la tana delle lontre e la grotta dei pipistrelli.>>
<<Soprattutto, questa immagine dello stato crea dei valori nuovi, alternativi ai valori urbani, industriali, spesso consumistici. Crea dei valori sociali, etici, e di costume fondati su una nuova alleanza dell’uomo con la natura. La creazione di questi valori può mobilitare la gioventù, che oggi appare sorda alle mobilitazioni tradizionali, ma niente affatto sorda a mobilitazioni di nuovo genere.>> (pagine 129-130).
A cinquanta anni dall’approvazione delle <<Nuove norma sullo sviluppo della montagna>> (Legge 102 del 1971) e a trenta dalla <<Legge quadro sulle aree protette>> (Legge 394 del 1991), continua lo spopolamento delle aree collinari e montane, la salvaguardia delle rive di fiumi e laghi (come di quelle del mare) non è ancora una pratica consolidata e le forze politiche progressiste perdono sempre terreno nelle aree rurali.
Opportunamente reinterpretate, le indicazioni di Laura Conti e Fabio Lopez Nunes mi sembra che costituiscano ancora un importante punto di riferimento.
Laura Conti e Fabio Lopez Nunes, Terra a rendere. Parchi e difesa della natura, Ediesse, 1986.
La foto, tratta dal libro, rappresenta il litorale di Terracina, dove la crescita della città ha cancellato i vigneti fonte del celebre moscato.