Scrive Ronald Syme (La rivoluzione Romana, 1939) che «di fronte alle personalità distinte del triumviro Ottaviano, autore delle liste di proscrizione, e del principe Augusto, benefico governatore, i posteri si sono trovati in imbarazzo cercando di spiegare il mutamento e hanno rinunciato a servirsi della logica per abbandonarsi a stravaganti fantasie».
Antonio Di Fazio si è cimentato con la sfida di proporre un’ipotesi sulla causa di questo mutamento, applicando ai risultati di un cinquantennio di studio appassionato sulle opere e sulla vita di Virgilio l’approccio dell’«affabulazione critica» proposto dalla scrittrice e accademica statunitense Saidiya Hartman, che utilizza ricerche storiche e archivistiche, teoria critica e narrazione. «Per sopperire alla scarsità di notizie che ci sono arrivate dai grammatici romani (in essenza Elio Donato) sulla personalità del Vate, nonché sugli eventi della sua vita» scrive l’autore «mi sono appellato all’umana sensibilità verso le notevoli questioni della sfera privata che si possono desumere dai suoi versi, convinto che ogni espressione letteraria (dalla lirica al romanzo storico) riveli sempre dati fondamentali della biografia dell’autore.»
Secondo la tesi esposta ne «Il libro e la spada» fu l’influenza di Virgilio o, meglio, della «rivoluzione di Virgilio», a determinare il cambiamento nella gestione del potere da parte di Augusto.
Le radici della «rivoluzione di Virgilio» si devono cercare in un cambiamento radicale che investe il poeta mantovano negli anni tra il 31 a.C., data della battaglia di Azio con la quale si apre il racconto, e il 19 a.C., in cui muore di ritorno da un viaggio in Grecia.
Nei primi anni Virgilio trascorre il tempo prevalentemente appartato nella sua villa a Posillipo, secondo uno stile di vita epicureo, ma è turbato da quello che vede durante alcuni viaggi nei dintorni. Il carrettiere Lucio lo conduce un giorno fino a Capua, dove gli mostra quello che resta delle croci infisse lungo la via Appia, sulle quali erano stati inchiodati seimila schiavi, dopo la sconfitta di Spartaco e dei suoi seguaci. Qualche tempo dopo il vicino Sergio gli chiede di accompagnarlo a Neapolis, per una visita a suo padre, e all’arrivo deve osservare l’estrema miseria in cui vivono gli abitanti di quella parte della Campania, che era stata molto prospera. Ulteriore motivo di turbamento è la tragica fine del suo amico Gaio Cornelio Gallo, spinto al suicidio e condannato da Augusto alla damnatio memoriae.
Virgilio decide che è necessario ribellarsi, che serve una rivoluzione, e trova la giusta ispirazione durante un soggiorno a Roma, immerso nella biblioteca di Mecenate. Qui si imbatte, attraverso le opere di Cicerone nella “Seconda Stoà” del filosofo Panezio di Rodi. «Se nell’originaria Stoà la ratio universale dominava in assoluto e reprimeva ogni istinto naturale o impulso politico e sociale» scrive Antonio Di Fazio «in Panezio invece il poeta riscontrava una forte rivalutazione di questi istinti, che non devono subire il dominio della ragione anche se vanno da essa in certi limiti controllati e disciplinati”. Nasce da questa ispirazione il progetto della rivoluzione di Virgilio «volta a edificare la Città della solidarietà, dell’uguaglianza e della libertà, fondate sull’amore universale», che secondo l’autore ispirò l’azione di Augusto negli ultimi anni della sua lunga vita politica.
Frutto di vaste ricerche e profonde riflessioni, ricco di stimolanti citazioni (dai classici latini a Ernst Jünger), Il libro e la spada è una lettura molto utile il quest’epoca turbolenta, caratterizzata da sanguinosi conflitti e crescenti disuguaglianze, come quella in cui si colloca la vicenda raccontata da Antonio Di Fazio. Forse l’autore sentiva l’urgenza di portare alla luce l’opera e ha per questo trascurato l’opportunità di curare maggiormente gli aspetti editoriali e di cercare un editore che potesse promuoverne una più ampia e meritata diffusione.
di Massimo Leone
Antonio Di Fazio, Il libro e la spada. La rivoluzione di Virgilio fu accolta da Augusto, Amazon Italia Logistica s.r.l., Torrazza Piemonte (TO), senza data, 284 pagine.