Gioventù del Mediterraneo

So e ripeto che i paesi del Mediterraneo sono fatti da sempre per unirsi l’un l’atro, con la stessa naturalezza con cui la vigna all’ulivo si sposa. Ci è voluto il nostro senso moderno delle nazionalità e la sua folle esaltazione contemporanea per rompere in apparenza questo incanto. Non confondere patria e nazionalismo. Protesto contro «la mar nostre» dei provenzali, contro «il mare nostro» degli italiani, cattiva eredità del «mare nostrum» dei Latini. A ognuno il suo, compreso cioè quello degli altri? No, c’è un solo Mediterraneo.

Protestava così contro i nazionalismi Gabriel Audisio nel 1938, nella sua raccolta di saggi Jeunesse de la Méditeranée, tradotto per la prima volta in italiano da Miriam Begliuomini e pubblicato nella collana Culture mediterranee di Rubbettino Editore, per iniziativa di Luca Meldolesi e Nicoletta Stame.

Audisio sosteneva che «I popoli nati dal Mediterraneo, gravati da secoli e da civiltà, sono sempre in grado di rinverdire e rinverdire ancora, come l’alloro vicino alla sorgente». Qualche anno più tardi, ricorda Luca Meldolesi nella presentazione del volume, Albert Camus scrisse che «La giovinezza del mondo si trova sempre intorno alle stesse sponde. .. Noi mediterranei viviamo sempre delle stessa luce. In cuore della notte europea, il pensiero solare, la civiltà del duplice volto [europeo e africano; passato e futuro] attende la sua aurora».

«Nel bel mezzo degli anni Trenta, quando i riferimenti alla latinità assumono un’accezione chiaramente fascisteggiante, in Italia come all’estero – scrive Miriam Begliuomini nell’introduzione – Audisio verga pagine in aperta opposizione all’idea di un monopolio culturale latino sul Mediterraneo e insiste sulle plurime radici di un bacino nato dall’incrociarsi di influenze greche, bizantine, arabe ed ebraiche».

Nel saggio Patria Mediterraneo, Audisio afferma:

Non c’è dubbio che per me il Mediterraneo sia un continente, non un lago interno, ma una specie di continente liquido dai contorni solidificati. Già Duhamel scrive che non è un mare, ma un paese. Io mi spingo più in là, dico: una patria. E specifico che, per i popoli di questo mare, c’è una sola vera patria, il mare stesso, il Mediterraneo. Ed è per questo che dico: patria Mediterraneo, la patria «di mezzo», ridando al qualificativo «mediterraneo» la forza centripeta che ha completamente perso.

Audisio ci da preziose indicazioni su come viaggiare nel Mediterraneo, nel saggio Istruzione nautica:

Diffida anche di quelle navi troppo accoglienti, dove tutti, anche i passeggeri in regola, sembrano clandestini, a causa di un equipaggio di furfanti, compreso il capitano e l’intendente, che intrallazzano sul carico, i viveri, i pedaggi.

Bisogna che la tua sia una brava nave. Prendi di preferenza un’onesta «mista», che non tema qualche pecora dall’odore forte, quando è il periodo in cui i nomadi algerini del Djebel-Nador vendono il bestiame vivo agli intermediari marsigliesi, ma che profumi anche di arancio o d’uva quando il fruttidoro si imbarca per l’Europa.

e più avanti (In Sardegna il passeggero si interroga) scrive

… Ormai non voglio più assistere, ma partecipare, e, ovunque io passi, desidero non soltanto abitare, ma anche prender moglie e votare il bilancio comunale.

Se viaggi ancora, passeggero, è in gran parte per conoscere la gente, amarla, capirla e condividere le sue preoccupazioni. …

La rivendicazione di una cittadinanza multipla da parte del viaggiatore Gabriel Audisio mi sembra particolarmente attuale, quando piccoli politicanti cercano di conquistare consensi proponendo chiusure nazionalistiche e identità fittizie.

di Massimo Leone

Gabriel Audisio, Gioventù del Mediterraneo, Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2025, 226 pagine, traduzione di Miriam Begliuomini, presentazione di Luca Meldolesi

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