La distruzione della natura in Italia

Antonio Cederna, archeologo per formazione, nel 1949 decise di lasciare gli scavi per dedicarsi al giornalismo, collaborando con inchieste al Il Mondo di Mario Pannunzio. Si impegnò in particolare per contrastare la distruzione del patrimonio culturale causata da una ricostruzione post-bellica spesso affrettata e speculativa. Progressivamente i suoi interessi si ampliarono all’urbanistica e alle condizioni dell’abitare nelle città. Dedicò molte energie a difendere dai progetti di edificazione l’area archeologica dell’Appia Antica a Roma, oggi il Parco Regionale dell’Appia Antica conserva il suo archivio.

Scrive Maria Pia Guermandi nell’introduzione alla nuova edizione che Cederna «… conosceva e leggeva Rachel Carson, i fratelli Odum, Barry Commoner oltre che i rapporti del Club di Roma, sarà tra i primissimi a introdurre in Italia i concetti di riduzione della crescita, limitazione delle risorse, protezione della biodiversità.»

Nel 1975 Cederna pubblicò La distruzione della natura in Italia,cheCastelvecchi ha messo meritoriamente a disposizione dei lettori con una nuova edizione. «Il tema dell’opera» scrive l’autore «è il malgoverno del territorio, il disfacimento della città, l’abrogazione del paesaggio, la distruzione della natura, l’eliminazione dello spazio fisico necessario alla salute pubblica, lo smantellamento di un’immensa e insostituibile eredità di cultura, la privatizzazione sistematica del suolo nazionale in nome della rendita parassitaria.»

Il libro è aperto da un’ampia Premessa, intitolata Lo sfacelo del Bel Paese, che rappresenta una mirabile sintesi dei principali elementi di degrado dell’ambiente nell’Italia dell’epoca. Troviamo poi tre parti che raccolgono articoli pubblicati nei dieci anni precedenti da Cederna sul Corriere della Sera, intitolate rispettivamente: Lo scempio dei parchi nazionali, Quello che fu il giardino d’Europa, L’erba di Roma e Milano. Infine, un’Appendice raccoglie altri due testi originali: Olimpiadi e salute pubblica e Traffico e ambiente.

Due tra testi raccolti nel libro interessano in particolare il Lazio meridionale. Uno è contenuto nella sezione dedicata ai parchi nazionali e riguarda il Parco nazionale del Circeo. Cederna denuncia l’assalto alla duna litoranea e la gestione distruttiva della foresta da parte dell’Azienda di Stato per le foreste demaniali, impegnata ancora negli anni ’70 a prosciugare le aree umide invece di conservarle. L’altro, nella sezione successiva, si intitola Lo sfacelo delle coste laziali e riassume i guasti e le minacce che interessavano l’arco di costa tra Civitavecchia e Gaeta, dall’inquinamento delle acque all’abusivismo edilizio e ai piani regolatori sovradimensionati.

Il libro è frutto di osservazioni dirette di Cederna e dell’esame di copiosissime fonti, in buona parte richiamate nelle note a piè di pagina. Possiamo dire fortunatamente che rispetto ad alcune cause del degrado segnalate dall’autore, come la mancanza di fogne e depuratori nella maggior parte dei comuni italiani, si sono fatti importanti passi avanti. Non mancano però nel testo passi che potrebbero essere stati scritti ieri, come questo, «L’attuale collasso economico è dunque anche il risultato di un trentennio di pirateria urbanistica, di questo nostro capitalismo (come è stato ben detto) coleroso e straccione, per cui anche l’esproprio dell’area per un vespasiano che funzioni diventa un affare grave».

Come scrive Tommaso Montanari nell’introduzione, La distruzione della natura in Italia «sembra scritto oggi per oggi, come tutti i veri classici.»

Di Massimo Leone

La distruzione della natura in Italia, di Antonio Cederna, Castelvecchi, Roma, seconda edizione 2023 (prefazione di Tommaso Montanari, introduzione di Maria Pia Guermandi).

Nella foto la targa di via Antonio Cederna a Villette Barrea (L’Aquila)

Pubblicato su Annali del Lazio Meridionale – Storia e Storiografia, Nuova Serie, n.3, (n. 47-48), Ottobre 2024.

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