Il polmone blu. Salvare gli oceani per combattere il riscaldamento globale.

Alessandro Macina, inviato di Presa Diretta fin dal 2009, viaggia da molto tempo in tutto il mondo per realizzare reportage sulla crisi climatica e ambientale. Nel 2013 ha ottenuto il XIX premio Ilaria Alpi e nel 2019 il Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica Giancarlo Dosi per il suo reportage sui cambiamenti climatici.

Nel libro Il polmone blu, pubblicato all’interno della collana SottoInchiesta diretta da Riccardo Iacona, Macina ha condensato i risultati di 5 anni di trasferte su tutti i mari del pianeta, dedicati a raccogliere evidenze e ad ascoltare esperti, sui cambiamenti climatici e su come questi alterano gli ecosistemi marini.

Il titolo del libro ci ricorda che si forma nel mare la metà dell’ossigeno disponibile per la nostra respirazione. Il fitoplancton, formato dalle numerosissime piccole alghe che flottano nel mare, oltre a essere alla base delle reti alimentari degli ecosistemi acquatici, produce un’enorme quantità di ossigeno. Ma non bisogna trascurare nemmeno il contributo delle praterie sottomarine. Un prateria di Posidonia oceanica è in grado di assorbire il doppio dell’anidride carbonica, rispetto a una foresta che abbia la stessa superficie. Se venisse meno la capacità della vita negli oceani di fissare l’anidride carbonica e liberare ossigeno, la crisi climatica sarebbe molto più grave e repentina.

Una prateria di posidonia ben conservata, che diventa più fitta di anno in anno, si trova tra le isole di Ventotene e Santo Stefano. L’istituzione di un’area protetta marina, ponendo limitazioni alla pesca e all’ancoraggio delle barche, permette di prosperare a questo prezioso habitat, che ospita fino a 350 specie di pesci e di invertebrati in un ettaro. Lo stesso non si può dire purtroppo sullo stato di salute della prateria di posidonia adagiata sui fondali tra Sperlonga e Terracina, assolutamente priva di tutela nonostante rappresenti una Zona Speciale di Conservazione istituita dall’Unione Europea secondo la Direttiva Habitat.

Dopo il primo capitolo dedicato al Mediterraneo, il secondo e il terzo raccontano dei quello che succede negli Stati Uniti, dove in Louisiana come in Florida sono i più poveri a essere colpiti per primi dalle conseguenze dei cambiamenti climatici, con le loro case che diventano inagibili a causa degli uragani e dell’innalzamento del livello del mare.

Se ci chiediamo come mai tanti arrivano in Italia dal Bangladesh, troviamo qualche spiegazione nel capitolo quattro. Scrive Macina che in questo paese abitato da 160 milioni di persone:

«L’intrusione di acqua salata sta lasciando milioni di persone delle zone costiere con poco o niente da bere e da mangiare. Si è calcolato che l’erosione delle coste e delle sponde del fiume stia sfollando fino a 400 000 persone ogni anno, senza contare quelli costretti a fuggire ogni volta che un nuovo ciclone colpisce la costa. … Per ora è un esodo soprattutto interno al Bangladesh, dalla costa verso la megalopoli di Dacca, un’area metropolitana di 18 milioni di abitanti. … È una città in overbooking, in cui non c’è più nemmeno un posto libero.»

Il quinto capitolo è dedicato alla COP 27, ventisettesima Conference of Parties, incontro annuale dei paesi che hanno sottoscritto la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, svoltasi nel 2022 in Egitto, e ai suoi deludenti risultati.

Il sesto e il settimo capitolo sono dedicati rispettivamente all’Antartide, dove si osserva uno scioglimento accelerato dei ghiacciai che potrebbe far innalzare repentinamente il livello del mare in tutto il mondo, e all’Artico. In questa regione del pianeta un problema specifico è l’acidificazione del mare, dovuta all’apporto di acqua dolce proveniente dallo scioglimento dei ghiacciai, che sta mettendo a rischio la sopravvivenza del merluzzo e di altre specie ittiche.

Il capitolo otto si intitola Hotspot Mediterraneo, e tratta nuovamente del nostro mare, che è «un “hotspot”, un punto caldo del clima. È un luogo in cui il cambiamento climatico avviene più velocemente rispetto al resto del mondo». Lo strato di acqua con temperatura più alta sulla del Mediterraneo diventa sempre spesso e questo fatto minaccia la sopravvivenza di molte specie endemiche, come le diverse gorgonie. Si diffondono invece specie originarie di mari più caldi, che entrano nel Mediterraneo attraverso il canale di Suez. Il riscaldamento del Mediterraneo provoca anche la crescente frequenza di eventi estremi:

«precipitazioni più intense e concentrate nel tempo e nello spazio; trombe marine e cicloni, anomalie per un bacino chiuso e dalla condizioni una volta stabili; fenomeni del tutto nuovi come i medicane che hanno colpito più volte la Sicilia, uragani mediterranei, dalla crasi delle parole mediterranean e hurricane

Nella Conclusione Alessandro Macina ci sollecita all’azione:

«La ricetta è quella che tutti sappiamo e che la scienza ci chiede da trent’anni: mitigazione e adattamento, sostenibilità, riduzione dei consumi, efficienza, equilibrio. … Abbiamo una gigantesca opportunità tra le mani, probabilmente la più grande nella storia dell’uomo e non possiamo sprecarla. Ma dobbiamo agire in fretta.» … «L’unica grande arma che tutti possiamo e dobbiamo usare è il voto. Abbiamo bisogno di nuovi leader, gente che sia nata e cresciuta negli anni delle crisi climatica»

Alessandro Macina ci ha messo a disposizione un libro molto utile, per conoscere e per agire.

di Massimo Leone

Alessandro Macina, Il polmone blu. Salvare gli oceani per combattere il riscaldamento globale. Prefazione di Riccardo Iacona. Edizioni Dedalo, Bari, 2023.

Nella foto, scattata in occasione della presentazione di Il polmone blu presso la darsena di Sperlonga nell’ambito di Libridamare 2023, vediamo da sinistra a destra Giorgio Anastasio (associazione Posidonia), Alessandro Macina e Giovanni Castorina (associazione Golfo Vivo).

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