Ariosto al Narragansett – In viaggio verso casa

I primi coloni insediati nella Nuova Inghilterra importavano dai Caraibi melassa (sciroppo che deriva come sottoprodotto dalla produzione dello zucchero) per produrre il rum, unico alcolico a loro disposizione. La Gran Bretagna nel 1733 emise una legge sulla melassa, per costringere le colonie a comprare quella britannica, invece della più economica melassa francese, suscitando il malcontento dei coloni. Scrisse Jhon Adams nel 1818 «Non vedo perché dovremmo vergognarci ad ammettere che la melassa è stato un ingrediente fondamentale dell’indipendenza americana. Molti grandi avvenimenti hanno avuto origine da cause molto più piccole».

Anche nella vita di Ariosto, protagonista del libro di Giovanni Mastrobattista, la melassa causò una svolta decisiva. Il 15 gennaio 1919 un serbatoio che conteneva milioni di litri dello sciroppo, presso il porto di Boston, esplose causando 21 vittime e la devastazione del quartiere adiacente, dove vivevano prevalentemente immigrati italiani. L’inondazione di melassa distrusse anche la pasticceria dove lavorava Ariosto, che decise così di trasferirsi a Providence per lavorare nell’albergo Narragansett, il più importante nello stato del Rhode Island. Qui le sue capacità e il suo impegno nel lavoro furono molto apprezzati, tanto da farlo diventare, con il passare degli anni, il responsabile della gigantesca cucina.

Dalla piacevole lettura di “Ariosto al Narragansett” si imparano molte cose, sui fatti avvenuti a est e a ovest dell’oceano Atlantico duranti il ‘900, grazie ai ricordi raccolti dall’autore, ascoltando la mamma Liliana e la zia Maria, e ai frutti delle sue ricerche.

Tra gli episodi che mi hanno colpito di più c’è il gesto eroico di don Innocenzo Parisella. In un giorno di novembre del 1943, le truppe di occupazione tedesche stavano ispezionando le stanze presso il santuario della Madonna della Rocca, che ospitava trecento sfollati provenienti da Fondi (incluse la moglie e le due figlie di Ariosto), alla ricerca di partigiani. In una delle stanze erano nascoste le armi in dotazione a un gruppo di giovani provenienti da Roma. Il sacerdote disse all’ufficiale a capo delle truppe tedesche che quella stanza era occupata da lui stesso, per evitarne la perquisizione. I soldati, per rispetto verso il sacerdote, non entrarono nella stanza e si salvarono così sia don Innocenzo sia gli sfollati.

Dal libro di Giulia Rita Eugenia Forte “Cadevano spezzoni” ho appreso che tra quei giovani che avevano trovato rifugio presso il santuario c’era un avvocato ebreo romano, Carlo Sabatello, amico del giovane avvocato fondano Umberto Panella (il carissimo “zio Umberto” per me come per molti altri bambini, figli di amici suoi e della non meno cara “zia Bianca”).

Giovanni Mastrobattista, Ariosto al Narragansett – In viaggio verso casa, bokabook, 2022.

Le informazioni sulla melassa sono tratte da “Il botanico ubriaco”, di Amy Stewart (Codice Edizioni, 2019).

L’immagine in evidenza è una fotografia con al centro il santuario della Madonna della Rocca, a Fondi, sui monti Ausoni.

di Massimo Leone

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